Criminalità organizzata, associazioni criminali – La polizia italiana comincia lentamente a occuparsi della criminalità organizzata legata ai «rip deal». Secondo le stime, negli ultimi 30 anni associazioni criminali internazionali guidate dall’Italia hanno sottratto con i rip deal centinaia di milioni di euro, soprattutto in Germania, Austria, Svizzera, Paesi Bassi e in molti altri Paesi. Già nel 2003 l’Ufficio federale di polizia criminale tedesco (Bundeskriminalamt, BKA), nel suo «Rapporto annuale sulla criminalità economica 2002» (Jahresbericht Wirtschaftskriminalität 2002, pag. 158 e segg.) aveva messo in guardia da questo tipo di attività mafiosa e aveva istituito una squadra investigativa speciale. Da allora, tuttavia, in Germania, Austria, Svizzera e in molti altri Paesi europei sono stati commessi altre migliaia di rip deal, con conseguenze spesso traumatiche e rovinose per le vittime. Ora, almeno in Italia, qualcosa si muove.
La polizia italiana ha arrestato a Milano ben due «re» del rip deal: Nenad Jovanovic e il tedesco-romeno Dzani Di Giammarco. Jovanovic sarebbe ricercato a livello internazionale dal 2007, ma non è mai stato estradato. Secondo notizie di stampa, sarebbe già stato arrestato temporaneamente nel 2017 o nel 2018, poiché era stato tra l’altro la mente del furto di opere d’arte del valore di 26 milioni di euro, sottratte a membri della comunità ebraica di Milano.
In seguito, però, sarebbe stato apparentemente rimesso in libertà – forse nell’ambito di un accordo per la restituzione delle opere di Rubens e Renoir. Il mandato di arresto era stato emesso all’epoca dalla giudice milanese Dott.ssa Silvia Pansini del competente Tribunale di Monza, ossia il competente tribunale per l’area milanese in quel procedimento. Ora, oltre al nuovo arresto, sembra sia stato disposto anche il sequestro di beni per milioni di euro a Jovanovic – lo hanno riferito diversi media italiani.
I rip deal sono diventati famosi a livello internazionale perché il fondatore e star di Internet del gruppo tedesco UNISTER (Ab-in-den-urlaub.de, Fluege.de, Reisen.de, Travel24.com AG; al suo apice 2.000 dipendenti e 2 miliardi di euro di fatturato di viaggi intermediati), Thomas Wagner, nel 2016 è stato truffato a Venezia per 1,5 milioni di euro da una banda di rip deal (Netz-trends ne ha riferito). Il colpo era stato preparato in Germania, con tracce che portano da Lipsia alla Bassa Sassonia fino alla Renania Settentrionale-Vestfalia. Gli autori della criminalità organizzata operavano sotto lo pseudonimo «Levy Vass». Finora, nel caso, solo il truffatore di intermediazione creditizia Wilfried Schwätter è stato condannato dal Tribunale regionale di Lipsia (Landgericht Leipzig) a quasi quattro anni di reclusione.
Dopo il rip deal ai danni di Wagner, questi, ad appena 38 anni, è precipitato con tre compagni di volo, tra cui un cofondatore di Unister (Oliver Schilling), a bordo di un aereo privato sopra la Slovenia. Le circostanze sono tuttora poco chiare. Poco dopo, l’azienda è stata portata all’insolvenza dai soci superstiti. Gran parte del segmento viaggi di UNISTER ha dovuto essere svenduta – si parla di 80 milioni di euro. Le tracce del rip deal ai danni di Thomas Wagner portano anche a Milano. La Procura generale di Dresda (Generalstaatsanwaltschaft Dresden) finora non ha avuto molto successo nelle indagini per individuare l’autore principale.
Nessuna sorpresa: la Procura generale della Sassonia (Generalstaatsanwaltschaft Sachsen) in quattro anni ha passato il caso a quattro pubblici ministeri uno dopo l’altro. Attualmente se ne occuperebbe la «capogruppo» (Gruppenleiterin) Ute Schmerler-Kreuzer in prima persona. Il primo incaricato, il pubblico ministero Dr. Dirk Reuter della controversa Unità investigativa integrata della Sassonia (Integrierte Ermittlungseinheit Sachsen, INES) è stato sollevato dall’incarico e lavora ora come responsabile per il ministero della Giustizia sassone al progetto «fascicolo elettronico (E-Akte)».
Per rip deal si intende una truffa con pagamento anticipato: le vittime vengono attirate all’estero e di solito viene loro promesso di acquistare la loro merce con un sovrapprezzo di circa il 20%.
Una volta si estorcono con l’inganno bitcoin per 100.000 euro, un’altra immobili
Una volta sono immobili, un’altra volta si estorcono con l’inganno bitcoin per un valore di 100.000 euro o la criptovaluta Ripple. Molto ambiti sono anche lingotti d’oro, oggetti d’antiquariato, gioielli, aziende o cavalli. Ma l’«affare» si conclude solo quando si versa un anticipo – spesso, si dice, per ottenere una polizza assicurativa presso un notaio per l’affare o per un altro scambio.
Il fulcro dei rip deal è l’Italia, in particolare Milano, Roma e Venezia. Ma ne fanno parte anche Stati confinanti come la Slovenia e la Croazia. Nella roccaforte dell’avvio dei rip deal, l’Italia, la polizia per decenni è rimasta a guardare senza fare molto. Ma lentamente qualcosa si muove.
I due «re» delle associazioni criminali legate ai rip deal, ora arrestati in Italia, sarebbero entrambi membri del gruppo internazionale dei rom. I membri del gruppo affine dei sinti sono coinvolti nei rip deal piuttosto raramente, ha confermato a Netz-trends un pubblico ministero italiano.
I membri del popolo rom, a causa del loro passato secolare di popolo itinerante, sono spesso poliglotti: molti parlano ad esempio romeno, croato, italiano e tedesco, alcuni anche albanese, francese, greco o ebraico. Ciò facilita la criminalità organizzata transfrontaliera, poiché molti agenti di polizia non parlano più lingue. Tuttavia, la maggior parte dei rom che vivono in Europa sono cittadini del tutto normali.
Su singoli clan rom come gruppi di autori già nel 2003 il BKA tedesco, nel suo «Rapporto annuale sulla criminalità economica 2002» (pagg. 158, 159; scaricabile qui –
), scriveva quanto segue:
«Gli autori, che operano a livello internazionale e sono prevalentemente appartenenti a sinti e rom originari dell’Italia o della Jugoslavia, dispongono regolarmente di esperienze specifiche in questo ambito di reati. La struttura interna dà luogo a chiari rapporti di subordinazione e, rispetto ad altri gruppi, a riconoscibili ripartizioni territoriali.»
Il «re» del rip deal Nenad Jovanovic arrestato a Milano
Il 14 maggio 2020 il portale di notizie italiano «fivedabliu.it» ha riferito con il titolo: «Milano, arrestato il re dei truffatori del rip deal. Nel tesoro illegale diamanti e dipinti di Rubens e Renoir» (titolo originale: «Milano, arrestato il re dei truffatori. Il tesoro illegale comprende diamanti e dipinti di Rubens e Renoir»). Nel testo si legge:
«Sequestro di beni per oltre due milioni di euro al re dei truffatori del rip deal da parte della Polizia di Milano. Milano – Al termine di un’approfondita indagine patrimoniale condotta dagli agenti della Divisione Anticrimine (Divisione Anticrimine Milano), il Questore di Milano ha disposto un provvedimento antimafia nei confronti di Nenad Jovanovic (46) – pluripregiudicato di origine croata specializzato nelle truffe del rip deal.»

Nota di Netz-trends: al momento dell’arresto di Jovanovic sarebbero emerse indicazioni divergenti sulla sua nazionalità – da un lato si diceva che fosse serbo. Altrove, però, sarebbe stato trovato un passaporto diplomatico croato, forse falsificato.
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La megavilla di Jovanovic in Lombardia. Qui il «re» criminale del rip deal vive nel lusso più sfrenato con il denaro rubato. La proprietà sarebbe stata sequestrata insieme ad alcuni appartamenti e auto. Sulla porta d’ingresso di uno dei suoi appartamenti un agente ha affisso un foglio con la scritta «Immobile sottoposto a sequestro ai sensi del D.L. 159/2011» (il riferimento è al decreto legislativo n. 159/2011, il cosiddetto Codice antimafia).
L’articolo di fivedabliu.it prosegue: «Il “rip-deal” è uno scambio truffaldino in cui i truffatori, promettendo un cambio vantaggioso, approfittano per estorcere grandi somme di denaro alle loro vittime. Il termine è una combinazione delle due parole inglesi to rip (strappare, derubare) e deal (affare).
Proprio in questo tipo di reato è emersa la particolare abilità di Jovanovic, che si è presentato di volta in volta come facoltoso mercante d’arte, come grande costruttore immobiliare e persino come diplomatico, riuscendo sempre a truffare le sue vittime per milioni di euro.
L’ultimo episodio in ordine di tempo risale al dicembre 2019, quando Jovanovic, spacciandosi per un ricco acquirente, nella hall di un hotel si è impossessato di un grosso diamante del valore di 3,1 milioni di euro, pagandolo in contanti con banconote da 200 euro, naturalmente false.»
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Questo secondo video della polizia italiana mostra un appartamento secondario più piccolo di Jovanovic, ora sequestrato. Il rip deal di Jovanovic ripreso alla fine del video è una scena girata in un noto hotel di lusso di Milano.
Il portale di notizie italiano fivedabliu.it scrive ancora: «Nel corso degli anni Jovanovic ha mantenuto un tenore di vita altissimo, con abiti firmati, gioielli e auto di grossa cilindrata, come una Ferrari 360 Modena Spider [nota della redazione di Netz-trends: il prezzo da nuova è compreso tra 128.200 e 165.000 euro] e un’Audi A6 [nota della redazione di Netz-trends: prezzo da nuova a partire da 46.877 euro]. Si era procurato queste auto anche per rendersi credibile nella sua falsa identità di uomo d’affari o di facoltoso collezionista d’arte.
Il sequestro eseguito dalla Divisione Anticrimine della Polizia di Stato di Milano supera i due milioni di euro e comprende un grande appartamento a Trezzano sul Naviglio [comune dell’area metropolitana di Milano], un altro appartamento a Sedriano [comune dell’area metropolitana di Milano], una Mercedes AMG [nota di Netz-trends: prezzo da nuova a partire da circa 115.430 euro] e gioielli con diamanti. Gli inquirenti stanno valutando anche la consistenza dei conti bancari del truffatore.
La sua carriera criminale è iniziata nel 2002, quando concluse la compravendita di un appartamento in Austria del valore di 500.000 euro versando come acconto 90.000 euro in contanti: in seguito si scoprì che si trattava di banconote false; dal 2007 era ricercato dall’Interpol per analoghe truffe del rip deal, che aveva messo a segno con lo pseudonimo Claudio Moro anche in Germania e in Svizzera.
Un episodio clamoroso si è verificato due anni fa a Milano, quando Jovanovic si è spacciato per un rabbino della comunità ebraica milanese ed è riuscito a ottenere due opere importanti:
Rubens e Renoir sottratti alla comunità ebraica
«La Sacra Famiglia» di Pieter Paul Rubens e «La ragazza sul prato» di Pierre-Auguste Renoir per un valore di 26 milioni di euro. Aveva fatto credere ai venditori di trovarsi nei locali di un presunto consolato, poi aveva lasciato i dipinti in una stanza e li aveva fatti sparire. Le opere sono state ritrovate in un campo nomadi (detto anche «Gipsy Italia») nel Nord Italia.» [nota della redazione di Netz-trends: in Italia con «nomadi» si indicano di norma sinti e rom; secondo numerosi uffici di polizia, tuttavia, i sinti di norma non sono coinvolti nei rip deal, mentre lo sono quasi esclusivamente i rom].
Il quotidiano italiano Corriere della Sera ha descritto così, il 12 giugno 2018, il furto dei dipinti di Rubens e Renoir del valore di 26 milioni di euro:
«Ma il protagonista assoluto è lui, il sedicente “rabbino diplomatico” Samuel Abraham Lewy Graham, che si identificava con un “passaporto israeliano” [nota di Netz-trends: presunto, ma perfettamente falsificato]. All’anagrafe Nenad Jovanovic, 44 anni, croato di Trezzano sul Naviglio con precedenti…, ritenuto l’autore materiale del furto della “Sacra Famiglia”, olio su tavola del fiammingo Pieter Paul Rubens, e di un’altra tela di immenso valore: «Le ragazze sul prato», un dipinto di Pierre-Auguste Renoir. Ora in carcere su ordinanza del giudice per le indagini preliminari Silvia Pansini, che ha raggiunto anche i fratelli Rocco e Francesco C., di 52 e 49 anni, di origine calabrese, e ha disposto gli arresti domiciliari per G.»
Il quotidiano serbo kurir.rs ha aggiunto inoltre sul caso:
«La polizia ha arrestato cinque persone, tra cui un croato. Si tratta di Nenad Jovanović (44 anni), riferisce il Corriere della Sera. Jovanovic aveva un passaporto israeliano e si presentava come rabbino e diplomatico israeliano Samuel Abraham Levi Graham e si ritiene che sia stato l’organizzatore dell’intera operazione. Il luogo del delitto era un presunto «consolato onorario albanese» in Brianza, a circa 45 minuti d’auto da Milano…
Il venditore ha portato due dipinti chiusi in casse di legno, e gli acquirenti erano [presumibilmente] “il rabbino Jovanovic e un’altra persona”, spiega la polizia italiana. Hanno chiesto al venditore di verificare che le opere fossero originali. Poi gli hanno scattato delle foto e “il rabbino compie allora un’azione incredibile, di cui non si vergognerebbe nemmeno James Bond”.
Apre la porta della residenza con un telecomando e corre verso il camion su cui lo aspettavano i suoi complici. È saltato sul veicolo ed è sparito davanti al venditore sbalordito [con i suoi dipinti originali da 26 milioni di euro]. Hanno cercato di prenderlo, ma senza successo.
Nenad Jovanovic e i suoi complici sono stati infine arrestati, ma la polizia [inizialmente] non è riuscita a ritrovare i dipinti rubati.»

Il sindacato criminale Jovanovic è attivo anche in Canada ed è finito nelle mani della polizia nel 2014
Anche in Canada il nome Jovanovic è noto dal 2014. Il giornalista canadese Félix Séguin ha riferito il 1° ottobre 2014 sul Journal de Montréal (journaldemontreal.com) che Bosko Djordjevic e Sacha Jovanovic erano stati arrestati nell’ambito di un rip deal immobiliare.
Lo stesso vale per tvanouvelles.ca, dove si vedono foto ancora del tutto diverse di Sacha Jovanovich pubblicate dal portale. Anche qui sembra quasi che siano ritratte due persone diverse, cosa che però non è.

Nel testo si legge: «Due presunti truffatori coinvolti in una truffa immobiliare di tipo rip deal sono stati arrestati mentre si preparavano a derubare un imprenditore nel parcheggio di un centro commerciale di Montréal... Sacha Jovanovich e Bosco Djordjevic, due francesi di 35 anni, sono stati arrestati lunedì sera nel parcheggio delle Galeries d’Anjou, all’uscita di un ristorante, da agenti della Sûreté du Québec (la polizia provinciale del Québec), compresi quelli della squadra tattica... Secondo le nostre informazioni, uno dei due imputati si spacciava per un certo Alexandre Ackermann – un presunto facoltoso uomo d’affari europeo…»
Il Journal de Montréal riferisce inoltre:
«Il nostro ufficio d’inchiesta aveva annunciato a maggio [2014] l’arrivo in Québec di questo nuovo tipo di truffa immobiliare. Eravamo entrati in contatto con tre imprenditori che avevano raccontato tutti una storia simile. I tre avevano messo in vendita la propria attività su siti specializzati. Il titolare di un’azienda agricola, che desidera restare anonimo, ha dichiarato di aver messo a disposizione di persone che si spacciavano per investitori una valigetta con 100.000 dollari statunitensi in contanti.
Secondo il capitano Richard Gauthier della divisione Criminalità economica della SQ (Sûreté du Québec) questi arresti dovrebbero lanciare un messaggio alla popolazione. Hanno raccontato di essere stati contattati da un uomo che si presentava come Alexandre Ackermann. L’uomo si descrive come proveniente da una ricca famiglia belga di origine israeliana pronta a investire in Canada. Ackermann li avrebbe incontrati nella hall dei grandi alberghi di Montréal. Lunedì sera avrebbe tentato, nell’ambito di una transazione finanziaria, di scambiare con un uomo d’affari del Québec una valigetta di vere banconote canadesi con una valigetta di banconote false.»
Il sindacato criminale Jovanovic ha rubato in Spagna anche i gioielli di Evita Perón, del valore di dieci milioni di euro
Il clan Jovanovic, nella persona di Zoran Jovanovic, era già coinvolto oltre dieci anni fa nel furto dei gioielli della politica argentina Evita Perón (Partito Giustizialista, peronista), del valore di circa 10 milioni di euro. In un accordo con la procura, il clan ha fatto riemergere una parte dei gioielli ottenendo in cambio una riduzione della pena. Sembra che al clan criminale sia riuscito di nuovo lo stesso con i dipinti da 26 milioni di euro. Ma forse questa volta, con il furto di un diamante da 3 milioni di euro, ha tirato troppo la corda.
Se membri del sindacato criminale Jovanovic siano coinvolti anche nel rip deal ai danni del fondatore di Unister, Thomas Wagner, non è finora chiaro. Una fonte interna ci ha però detto: «Non lo escludo». Finora mancano però le prove. I parallelismi sono numerosi: anche la mafia del rip deal che ha derubato Wagner sosteneva di provenire da Israele (commerciante israeliano di diamanti e discreto miliardario); inoltre è stato usato anche il nome «Levy» (o Lewy), come nel furto d’arte da 26 milioni. Per saperne di più: «Rip deal – Quando gioielli di Evita Perón per 10 milioni di euro finirono nelle mani di rom e sinti» (articolo in tedesco)
Vuoi sapere da dove viene il cognome Jovanovic? Allora dai un’occhiata al sito namespedia.com, specializzato in onomastica (lo studio dei nomi), con mappe mondiali e regionali. Il cognome Jovanovic è più diffuso in Serbia (circa 4.000 volte), seguita da Stati Uniti (circa 1.100 volte), Croazia (circa 1.050 volte), Austria (circa 1.000), Francia (circa 600), Svizzera (circa 450) e Germania (circa 400; soprattutto nei Länder Baviera, Baden-Württemberg e Renania Settentrionale-Vestfalia). Si può presumere che la maggior parte dei Jovanovic che compaiono nei rip deal siano in qualche modo collegati tra loro.

La megavilla e la Mercedes: il tesoro da un milione di euro del truffatore dai 22 nomi
Di un altro arresto di un «re» del rip deal di Milano ha riferito il giornalista italiano Carmine Ranieri Guarino nel settembre 2019 su milanotoday.it con il titolo «La megavilla e la Mercedes: il tesoro da un milione di euro del truffatore dai 22 nomi»:
«Non ha mai presentato una dichiarazione dei redditi in vita sua. Lui e la sua famiglia non sono praticamente mai entrati nei registri del fisco e per lo Stato italiano sono formalmente nullatenenti. Purtroppo, però, è entrato più volte nei registri dei carabinieri e della polizia, ed è proprio così, secondo gli investigatori, che avrebbe costruito il suo patrimonio e il suo tesoro.
Gli agenti della divisione anticrimine della Questura milanese («Divisione Anticrimine della Questura di Milano»), sotto la direzione della Dott.ssa Alessandra Simone hanno sequestrato beni per oltre un milione di euro a Dzani Di Giammarco, 38 anni, romeno nato in Germania e residente a Trezzano sul Naviglio. È lui il «re» del rip deal.
Quella di Dzani è la storia di un rapinatore e ladro prima di diventare truffatore. La sua carriera criminale, che conta tredici arresti, è iniziata infatti con una rapina quando era ancora minorenne, per poi proseguire con una «specializzazione» nel «rip deal», il tipo di truffa che consiste in un’operazione di scambio fraudolenta, in cui il criminale promette alla vittima un cambio particolarmente vantaggioso e poi le rifila denaro falso.
Imprenditori spagnoli truffati per 610.000 euro
Con il solito copione, fatto di incontri nelle hall dei migliori alberghi e di viaggi a bordo di auto di lusso, nel 2010 è riuscito a ottenere 610.000 euro da due imprenditori spagnoli. Nel 2012 ha fatto lo stesso con un altro cittadino spagnolo al quale – dopo aver finto di essere interessato all’acquisto di una casa in Portogallo – durante un appuntamento in un McDonald’s di viale Certosa a Milano ha sottratto 40.000 euro con la solita tecnica del cambio di denaro.
Cinque anni dopo aveva colpito di nuovo: lo stesso falso affare di scambio, un’altra vittima spagnola e un bottino di 20.000 euro. Non solo rip deal. La fedina penale di Dzani è lunga e piena di arresti: nel 1994 per furto, nel 1996 per un altro furto, lo stesso anno altri due arresti per furto in appartamento, l’anno successivo per droga, due anni dopo per furto, nel 2008 per resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento dopo una rissa davanti a una discoteca di Milano, dove a quanto pare adescava alcune delle sue vittime.
E ancora: nel 2010 in manette per un furto di computer – del valore di 63.000 euro – ai danni di un’azienda di Trezzano sul Naviglio e nel 2014 per il furto di sci del valore di 500 euro da un hotel di Cervinia (località sciistica in Valle d’Aosta). Poi, il 24 dicembre 2018, uno dei suoi colpi più noti: il maxi-furto – a cui ha partecipato tutta la sua famiglia – ai danni di un manager di Huawei, suo vicino di casa.
Partecipava tutta la famiglia
Quella sera Dzani e sua moglie, insieme a due figli e due cugini, avevano svaligiato l’appartamento del cinese portando tutto nella loro villa. Lì gli agenti della Divisione Anticrimine hanno ora raccolto tutti gli elementi sul 38enne, registrato dalle forze dell’ordine italiane con 22 alias.
Nonostante i diversi nomi usati nel corso della sua carriera – evidentemente per ostacolare le indagini – i poliziotti sono finora riusciti a ricostruire perfettamente molti reati commessi dall’uomo e ad accertare che nonostante la sua situazione patrimoniale ufficiale, aveva vissuto per anni in una megavilla di diciassette stanze. Girava con una Mercedes ultimo modello e una Fiat 500 nuova.»
Il clan Jovanovic è attivo anche a Berlino
Membri del clan Jovanovic sono ricercati a livello internazionale. Secondo datacomm.ch, tra loro ci sarebbe anche Sinisa Jovanovic. Il portale scrive in proposito: «Il ventinovenne Sinisa Jovanovic, che usava gli alias “Pisani”, “Lichten” e “Liechen”», sarebbe ricercato, e prosegue:
«Ricercati truffatori del “rip deal” con fotografie: caccia ai cosiddetti truffatori del “rip deal”. Pubblicando le fotografie di sei cosiddetti truffatori del “rip deal” che operano a livello internazionale, l’Ufficio di polizia criminale del Land di Berlino (Landeskriminalamt Berlin) ricerca gli uomini colpiti da mandato di arresto e cerca al tempo stesso altre persone danneggiate e testimoni.
I ricercati sono sospettati di cercare le vittime analizzando, ad esempio, le pagine immobiliari dei quotidiani ma anche riviste di settore: vittime che mettono in vendita immobili, yacht, veicoli di pregio, ma anche gioielli e opere d’arte, oppure che cercano finanziatori.
Tramite intermediari si prende contatto con gli inserzionisti e si simula un interesse all’acquisto o all’investimento. Nel corso delle trattative si spiega poi, ad esempio… che il pagamento deve avvenire in contanti. In questo contesto si giustifica il necessario cambio di una valuta estera e si promette alla futura vittima una provvigione per il cambio.
Con questo pretesto la vittima viene indotta a recarsi con ingenti somme di denaro in altre città, spesso a Milano e Torino, ma anche in Francia o in Belgio. Lì, durante il «cambio», le viene consegnato denaro falso, spesso banconote in franchi svizzeri. In alcuni casi alle vittime è stato anche rapinato il contante che portavano con sé.
Complessivamente, dal 2000 in Germania sono noti, compresi i tentativi di avvio, circa 2.000 casi, con un danno di circa 65 milioni di euro.
Poiché si presume che, a causa della «problematica del denaro nero», molte persone danneggiate non abbiano sporto denuncia, si ipotizza un elevato numero oscuro (casi non denunciati).»
Nota di Netz-trends: il numero di rip deal nella sola Germania e l’entità dei danni dovrebbero essere notevolmente superiori a quanto qui indicato. Già nel 2003 l’Ufficio federale di polizia criminale (BKA), facendo riferimento a una statistica dell’ Ufficio di polizia criminale del Land Baviera (Bayerisches Landeskriminalamt) stimava il numero di rip deal in oltre 800 all’anno.
Ufficio federale di polizia criminale tedesco – rapporto sui tipi di rip deal e sui Paesi coinvolti, 2002
L’Ufficio federale di polizia criminale tedesco (BKA) scriveva in proposito nel 2003: «Presso l’Ufficio di polizia criminale del Land Baviera viene tenuta da due anni una raccolta di casi con circa 800 casi avviati e consumati. Il danno complessivo registrato per 250 reati consumati ammonta a circa 44 milioni di euro. Di questi, 196 sono stati commessi all’estero. Spicca la concentrazione in Italia, con circa il 51%. La quota di casi che sarebbero stati commessi in Germania è di circa il 23%. Una verifica a campione dei casi con luogo del reato indicato in Germania ha mostrato che nel 50% dei casi gli uffici che avevano raccolto la denuncia avevano indicato in via sostitutiva la Germania (luogo di residenza della persona danneggiata) come luogo del reato. Il vero luogo del reato si trovava all’estero.
Per i Länder di Brandeburgo, Brema, Saarland e Sassonia-Anhalt nel periodo di rilevazione non risultano reati consumati. A Brema, nel Saarland e nel Brandeburgo sono noti solo pochi tentativi di avvio. Il numero dei tentativi di avvio noti varia molto da Land a Land e non è quindi molto significativo.
Si constata inoltre una forte dipendenza di questi numeri dal comportamento di segnalazione degli uffici. Il numero di reati non denunciati dovrebbe essere molte volte superiore: si deve presumere un ampio numero oscuro. Le persone danneggiate vogliono spesso moltiplicare in modo lucrativo «denaro nero», considerano il denaro comunque perso perché scomparso all’estero e si vergognano inoltre della propria leggerezza e credulità. Ciò influisce negativamente sulla propensione a denunciare. I Paesi in cui sono stati commessi i reati sono:
Italia: 50,7%
Germania: 22,9%
Lussemburgo: 0,5%
Belgio: 3,9%
Francia: 10,7%
Spagna: 2,4%
Paesi Bassi: 8,8%
(Fonte: Rapporto annuale sulla criminalità economica 2002, pag. 159, BKA Germania; Mancano: la Svizzera, Dubai.)
Anche nel segmento «imbarcazioni» è stato registrato un forte aumento dei tentativi di avvio. In generale vale: gli autori contattano ormai venditori di beni di pregio di ogni tipo:
Pietre preziose/metalli preziosi: 3%
Antiquariato: 1%
Autoveicoli: 10%
Altro: 8%
Compravendita immobiliare: 57%
Commercio di valute: 10%
Intermediazione creditizia: 9%
Imbarcazioni: 2%
Grandi procedimenti con intercettazioni delle telecomunicazioni (Telekommunikationsüberwachung, TKÜ) portano alla luce numerosi tentativi di avvio che altrimenti probabilmente non confluirebbero nelle statistiche. Il contatto tra autore e vittima è avvenuto prevalentemente in occasione di vendite immobiliari previste dalla vittima. Intermediazione creditizia, operazioni di cambio valuta e la «new entry» vendita di autoveicoli si attestano ciascuna al 10%:
Novità: mancano bitcoin, lingotti d’oro e simili (fonte: Rapporto annuale sulla criminalità economica 2002, BKA Germania, pag. 160).
Nota: questo testo è una traduzione, realizzata con l’ausilio dell’intelligenza artificiale (IA), dell’articolo originale in tedesco di netz-trends.de. Fa fede la versione originale tedesca.