Il complesso di Icaro. Dieci anni dopo la morte della star di Internet Thomas Wagner. Non comincia con lo schianto. Comincia con un’escalation di titoli, luci da studio televisivo e allusioni dietro le quinte. Il momento in cui tutto si capovolge – estate 2012: nell’estate del 2012 nelle edicole di Germania, Svizzera e Austria si trova una grande rivista di informatica con una tiratura milionaria. È COMPUTER BILD. In copertina: l’accusa che un gruppo Internet di Lipsia, nel Land tedesco della Sassonia, sia un “impero della truffa” („Abzock-Imperium“). Il tono è stridente, l’accusa massima.
Per UNISTER è più di una critica. È il momento in cui la percezione pubblica cambia di colpo. Eppure in quel periodo i marchi del gruppo sono onnipresenti. Michael Ballack fa pubblicità per ab-in-den-urlaub.de, Reiner Calmund è il volto di fluege.de. A ciò si aggiungono campagne con Sonja Zietlow e Dirk Bach per holidaytest.de – anche perché Thomas Wagner e il manager responsabile della comunicazione sono dichiaratamente fan del reality di RTL “Dschungelcamp”. Per la controllata Travel24.com AG (ancora oggi a Lipsia c’è il Travel24 Hotel) fa pubblicità Jürgen Drews. Quasi nessun’altra azienda Internet dell’epoca investe – in aggiunta alla pubblicità su Google – in modo così massiccio nella pubblicità televisiva. Ogni anno circa 25-35 milioni di euro netti, solo presso il gruppo RTL Group. Fiducia, portata, notorietà – l’altezza della caduta è enorme. Tanto più dura appare la rottura, quando il racconto si capovolge.
Famoso divenne soprattutto lo spot pubblicitario di UNISTER con “Calli” (Reiner Calmund), in cui questi dice: “Queste compagnie aeree amano sostenere che da loro si trovano i voli più economici – ma come, se mostrano solo le loro offerte? I miei ragazzi di fluege.de confrontano i prezzi di oltre 700 compagnie aeree. Lì trovi garantito il volo più conveniente. Noi manteniamo ciò che gli altri si limitano a promettere. fluege.de – trova il volo più economico. I ragazzi ci sanno proprio fare.”
La produzione dello spot era stata sviluppata e realizzata internamente – tra la produzione televisiva e il reparto comunicazione di UNISTER.
La Procura generale della Sassonia (Generalstaatsanwaltschaft) di Dresda si accanì in seguito persino su questo spot e volle sapere se fosse stato promesso di trovare garantito il volo più economico o soltanto “trova il volo più economico”. Non trovò nemmeno abbastanza imbarazzante invitare Calmund direttamente a Dresda per un interrogatorio.
La televisione come acceleratore d’incendio
In evidente prossimità temporale con il servizio di copertina di ComputerBild, la televisione riprende il tema UNISTER. stern TV su RTL, condotto da Steffen Hallaschka. In studio siede l’allora caporedattore di turno (Chef vom Dienst) della rivista di informatica – un conoscente personale del conduttore dai precedenti anni giornalistici.
Agli osservatori sembra una continuazione senza soluzione di continuità con altri mezzi. Le narrazioni vengono portate avanti, le accuse inasprite, nuove imputazioni sollevate per la prima volta nella trasmissione. Per il gruppo coinvolto una presa di posizione sostanziale è di fatto impossibile. Nessuna preparazione, nessun inquadramento, nessuna confutazione.
Thomas Wagner, fondatore del gruppo, rifiuta di comparire. Al suo posto si reca il responsabile della comunicazione aziendale – amico personale di Wagner – a denti stretti a Colonia.
La trasmissione diventa un disastro mediatico. La difesa diventa reazione, la spiegazione giustificazione. Per molti in UNISTER questa serata segna il momento in cui la critica si trasforma in esposizione pubblica al ludibrio.
Alla fine della trasmissione la redazione comunica di aver ricevuto circa 3.000 messaggi dei telespettatori. Li si vorrebbe “mettere volentieri a disposizione” del gruppo, comunica più tardi il conduttore al portavoce di UNISTER durante uno spuntino nei dintorni dello studio. Una frase buttata lì – e al tempo stesso un indizio della forza d’urto di questa messa in onda.
Il fondatore reagisce furioso, sconcertato. I media hanno fiutato il sangue. Anche „Hart aber fair“ con Frank Plasberg chiede più volte se il capo della comunicazione voglia sfruttare la trasmissione per “chiarire le cose”. Lui rifiuta. Dei talk show ne hanno abbastanza. Mai più, si dice da allora in UNISTER.
Una lettera notevole da Colonia
Pochi giorni dopo Thomas Wagner riceve posta da Colonia. La mittente è Anke Schäferkordt, allora amministratrice delegata di RTL Deutschland (Bertelsmann SE & Co. KGaA, Gütersloh) e in seguito membro del consiglio di sorveglianza di BMW. Nella lettera si scusa la manager dei media, benvoluta da molti e stimata professionalmente, Anke Schäferkordt per la trasmissione. Chiarisce che stern TV è un format indipendente che non è soggetto al controllo redazionale diretto di RTL.
Al tempo stesso offre, a titolo di riparazione, spese pubblicitarie per un milione di euro. Per gli osservatori la lettera è un segnale raro: persino nel quartier generale di RTL l’asprezza dell’escalation viene percepita come problematica.
Una previsione inquietante
Ripensandoci, l’allora portavoce del gruppo descrive un episodio che non lo abbandona ancora oggi. Nell’ autunno del 2012, racconta, sarebbe stato contattato telefonicamente da un caporedattore di COMPUTER BILD – quel membro della direzione redazionale che avrebbe avuto corresponsabilità per il contenuto dell’ articolo anti-Unister di più pagine della rivista. In questa conversazione, verso le 14, gli sarebbe stato comunicato che presso Unister per il mese di dicembre 2012 era prevista una perquisizione , collegata all’ ordinanza di custodia cautelare nei confronti di tre manager. Interessati sarebbero stati quindi anche il fondatore Thomas Wagner, il direttore finanziario e un altro manager. Le indagini, si diceva inoltre, sarebbero state coordinate dall’ Unità investigativa integrata della Sassonia (Integrierte Ermittlungseinheit Sachsen, INES) di Dresda sotto la guida della Procura generale della Sassonia (Generalstaatsanwaltschaft Sachsen) .

In preda al panico avrebbe quindi cercato informazioni su chi fosse questa INES e informato immediatamente Wagner. L’INES, comunicò a Wagner, aveva una reputazione catastrofica ed era una delle spade più affilate della giustizia in tutta la Germania. Persino un ministro dell’allora governo del Land della Sassonia aveva già avuto a che fare privatamente con questa unità. Ciononostante la reazione di Wagner sarebbe stata laconica: che vengano pure, avrebbe detto il fondatore ridendo, non aveva nulla da nascondere. Ripensandoci, dice il portavoce del gruppo, questo atteggiamento appare quasi inconcepibile – più ingenui di così era difficile.
Cambio di scena: a quel punto, internamente, alla stretta cerchia del management è chiaro da tempo ciò che si profila. Al più tardi dal 2011 si sa: Wagner è sulla strada per diventare miliardario – non attraverso un’uscita rapida (exit), ma grazie a una rapidissima creazione di valore, al flusso di cassa (cash flow), ai domini generici e alla leadership di mercato internazionale. Se ne parla nei corridoi, con sobrietà, quasi fosse ovvio.
Un gruppo all’apice – primavera 2013
Questa autopercezione è documentata in un opuscolo celebrativo di circa 50 pagine, pubblicato nella primavera del 2013 per il decimo anniversario. Vi sono documentati quasi 2.000 dipendenti, nove sedi, oltre 40 portali, circa dieci milioni di utenti al mese. Domini come ab-in-den-urlaub.de, fluege.de, auto.de, geld.de, shopping.de – alcuni degli indirizzi Internet più ambiti d’Europa. Espansione in Francia, Spagna, Gran Bretagna e negli Stati Uniti.
L’opuscolo è un documento d’epoca. Mostra la situazione di partenza prima dell’intervento dello Stato.
+++ l’opuscolo può essere scaricato integralmente più in basso +++
11 dicembre 2012 – lo Stato interviene
Tre mesi dopo l’annuncio della possibile perquisizione, l’11 dicembre 2012 arriva davvero un centinaio di investigatori – circa 130 funzionari: polizia, procuratori, dipendenti comunali, funzionari del fisco, esperti di informatica forense. Unister viene occupata.
Gli uffici vengono perquisiti, i server sequestrati, i manager portati via. Competente è la Procura generale della Sassonia con la sua unità INES. L’età media del personale di Unister è di 24 anni. A molti l’operazione appare come una dimostrazione di forza di procuratori di Dresda ossessionati dal potere. A condurre sono i procuratori Andreas Günthel e Dr. Dirk Reuter.
Ai dipendenti sembra una catena: servizio di copertina, esibizione televisiva, allusioni, intervento dello Stato. Esasperazione mediatica e pressione investigativa sembrano rafforzarsi a vicenda.
Dalla campagna mediatica alla maxi-perquisizione – e perché il caso non è chiuso ancora oggi
Subito dopo la perquisizione del dicembre 2012 la vicenda si spostò dal piano della procedura penale alla sfera politica. Quello che era iniziato come un procedimento d’indagine si trasformò rapidamente in un grande complesso accompagnato a livello parlamentare, mediatico e istituzionale, le cui dimensioni e i cui sviluppi sono oggetto di ricostruzione ancora oggi. Nel Parlamento del Land della Sassonia (Sächsischer Landtag) seguì una serie di diverse interrogazioni parlamentari scritte (Kleine Anfragen) da parte del gruppo parlamentare DIE LINKE, che si occupavano espressamente del ruolo dell’Unità investigativa integrata della Sassonia (INES) nelle indagini contro Unister.

In prima linea si mosse il deputato del Land di Lipsia Dr. Volker Külow (DIE LINKE) . La sua interrogazione (documento parlamentare n. 5/11251) mirava alla trasparenza su competenze, livelli di escalation e concreta architettura dell’operazione delle indagini. La risposta fu data a nome e per conto del Governo del Land della Sassonia (Sächsische Staatsregierung) dal Ministero della Giustizia e per l’Europa della Sassonia (Sächsisches Staatsministerium der Justiz und für Europa), firmata dal ministro della Giustizia Jürgen Martens.

Martens, avvocato e politico del Partito Liberale Democratico (FDP), era all’epoca ministro della Giustizia e per l’Europa della Sassonia dal 2009 al 2014 nonché deputato del Parlamento della Sassonia dal 2004 al 2014. Nel suo mandato rientrarono quindi non solo la fase operativa delle indagini, ma anche la loro giustificazione parlamentare e collocazione politica. In seguito Martens fu membro del Bundestag tedesco dal 2017 al 2021 – una circostanza che, a posteriori, carica le decisioni di allora di un ulteriore significato politico.

L’innesco: campagna mediatica prima della denuncia
Degna di nota è la cronologia che il ministero stesso rese pubblica – e soprattutto ciò che la precedette. Punto di partenza delle indagini fu una denuncia anonima, pervenuta il 31 agosto 2012 alla Procura di Lipsia (Staatsanwaltschaft Leipzig).
L’autore, secondo quanto si suppone ancora oggi nel settore, è un certo professore di diritto di Düsseldorf che l’avrebbe fatto su incarico di un’associazione del settore turistico.
UNISTER come catalizzatore della rottura strutturale
Già all’inizio degli anni 2010 si formò una massiccia resistenza contro la distribuzione digitale di viaggi. Persino big del settore come TUI, Thomas Cook, l’allora capo di Air Berlin Joachim Hunold o il capo di Ryanair Michael Kevin O’Leary si presentarono pubblicamente come aspri critici di UNISTER . Per molti attori affermati il gruppo online di Lipsia era il simbolo – e il catalizzatore – di un cambiamento strutturale indesiderato.
Nel 2012 in Germania esistevano ancora circa 20.000-24.000 agenzie di viaggio fisiche. Oggi, nel 2026, l’Associazione tedesca dei viaggi (Deutscher Reiseverband, DRV) ne indica nemmeno più 8.000. Il calo è stato drammatico – e presto fu indicato un presunto colpevole principale: UNISTER.

Nelle zone pedonali, nei centri commerciali e nelle stazioni il gruppo online veniva percepito da molte agenzie di viaggio fisiche come una minaccia esistenziale. Si arrivò ad aperti appelli al boicottaggio, a nette prese di distanza e in parte a vere e proprie campagne d’odio contro UNISTER – spesso affiancate o almeno sostenute retoricamente da associazioni di categoria che intendevano la trasformazione digitale non come una realtà economica, ma come un attacco a strutture consolidate.
Eppure, nonostante tutte le critiche, vale anche questo: nessun altro attore del mercato agì in questa fase in modo così offensivo, così intransigente – e al tempo stesso con tanto successo – come UNISTER. Il gruppo sfruttò le possibilità della distribuzione digitale con una coerenza che molti concorrenti sottovalutarono o adottarono troppo tardi.
UNISTER divenne così non solo la superficie di proiezione di una rottura strutturale, ma una delle sue forze trainanti.
La denuncia da Düsseldorf
La denuncia anonima, molto probabilmente da Düsseldorf, arrivò solo dopo un’intensa campagna mediatica di COMPUTER BILD, che era coordinata strettamente, per contenuti e tempi, con la trasmissione anti-Unister di stern TV.
Solo dopo questa escalation giornalistica la denuncia anonima fu trasmessa alla Procura generale di Dresda (Generalstaatsanwaltschaft Dresden), dove furono avviate indagini preliminari. Già lunedì 3 settembre 2012 la Procura generale della Sassonia accettò di assumere il procedimento. L’assunzione formale di tutte le indagini avvenne con provvedimento del 1° ottobre 2012 ai sensi del § 145 della Legge sull’ordinamento giudiziario (Gerichtsverfassungsgesetz, GVG). Solo da quel momento il Dipartimento III – INES fu ufficialmente incaricato di condurre le indagini.
Ancora nella stessa settimana di settembre in cui le indagini furono ufficialmente assunte dall’ Unità investigativa integrata della Sassonia (INES) , ricorda l’allora portavoce del gruppo, egli sarebbe già stato avvertito concretamente dell’imminente perquisizione . Per lui ne risulta ancora oggi un quadro chiaro: tra l’INES e COMPUTER BILD devono esserci stati stretti contatti informativi. Altrimenti la precisione temporale di questa informazione anticipata sarebbe difficilmente spiegabile, ne è certo ancora oggi l’allora responsabile della comunicazione aziendale di UNISTER .
La dimensione personale e istituzionale delle indagini
Ciò che seguì non fu un’ordinaria indagine economica. Le risposte del governo del Land permettono una ricostruzione esatta dell’architettura dell’operazione. Nell’arco di tre giorni di perquisizione – l’11 dicembre 2012, il 12 dicembre 2012 e il 30 gennaio 2013 – furono direttamente coinvolte almeno 123 persone; aggiungendo logistica, analisi e supporto amministrativo, il numero realistico supera i 130-140 partecipanti.
Solo da parte della Procura generale di Dresda, Dipartimento III – INES, erano impiegati 13 collaboratori. Il governo della Sassonia indica complessivamente otto interventi di procuratori nell’ambito delle perquisizioni. Se e in quale misura si trattasse delle stesse persone o di persone diverse non risulta dal documento parlamentare del Land.
A questi si aggiunsero 44 funzionari dell’Ufficio di polizia criminale della Sassonia (Landeskriminalamt Sachsen), di cui 13 della Sezione 25 – INES nel giorno principale della perquisizione, oltre ad altre forze nelle date successive. Questo nucleo fu integrato da 16 agenti di polizia di altri Länder tedeschi – concretamente da Meclemburgo-Pomerania Anteriore, Assia, Brandeburgo e Baviera –, il che sottolinea il carattere sovraregionale dell’operazione.
Un ulteriore livello era costituito dalle autorità finanziarie e di vigilanza. Con 38 funzionari della polizia tributaria (Steuerfahndung) dell’Ufficio delle imposte Leipzig II (Finanzamt Leipzig II) e 3 collaboratori dell’Autorità federale di vigilanza sui servizi finanziari (Bundesanstalt für Finanzdienstleistungsaufsicht, BaFin), presenti sul posto con un proprio decreto di perquisizione, l’operazione raggiunse una profondità insolita persino per complessi procedimenti penali in materia economica. A questi si aggiunsero 5 dipendenti comunali di Sassonia, Assia e Baviera, che ai sensi del § 105, comma 2, del Codice di procedura penale tedesco (Strafprozessordnung, StPO) fungevano da testimoni previsti dalla legge, nonché 4 periti informatici esterni, incaricati specificamente della messa in sicurezza di ingenti dati elettronici.
Le perquisizioni non riguardarono solo i locali aziendali di Unister Holding e di diverse società controllate, ma anche le abitazioni private delle persone indagate. Geograficamente si estesero dalla Sassonia ad Amburgo fino a Meclemburgo-Pomerania Anteriore, Assia, Brandeburgo e Baviera. Già questa dispersione mostra che non si trattava di un intervento puntuale, ma di una maxi-operazione coordinata su larga scala.
Perché il caso non è chiuso ancora oggi
Proprio questa straordinaria concentrazione di campagna mediatica, denuncia anonima, precoce centralizzazione delle indagini e massiccia forza impiegata spiega perché il caso è ancora oggi oggetto di ricostruzione – e precisamente da prospettive molto diverse. Sul piano giuridico si pone la questione della proporzionalità: l’assunzione precoce da parte della Procura generale e la concentrazione presso l’INES erano imprescindibili alla luce delle conoscenze di allora? Sul piano politico resta aperto se la sequenza copertura mediatica → denuncia anonima → escalation delle indagini sia stata casuale o riveli problemi strutturali nell’interazione tra opinione pubblica, azione penale e politica. Sul piano mediatico, a sua volta, il caso appare come una lezione su potere e responsabilità delle campagne investigative, quando queste di fatto prestrutturano le dinamiche delle indagini.
Non da ultimo, la firma delle risposte da parte di Jürgen Martens segna il momento in cui il procedimento assunse definitivamente una responsabilità politica di governo. Le risposte all’interrogazione nel Parlamento della Sassonia sono formalmente precise, giuridicamente blindate e al tempo stesso notevolmente reticenti proprio là dove le responsabilità personali diventerebbero concrete. Proprio questo mix di trasparenza e limitazione fa sì che il complesso Unister/INES sia considerato ancora oggi un capitolo aperto – perché mancano fatti di contesto e perché la loro valutazione da parte dei protagonisti dietro le quinte resta aperta e controversa.
Anni di paralisi – dal 2012 al 2017
Seguono quasi sei anni di indagini. Quattro maxi-perquisizioni, patrimoni vincolati, margini decisionali ristretti, fiducia distrutta. Sul piano giuridico il risultato sarà poi modesto. Sul piano economico l’effetto è devastante. Il mercato dei capitali si congela. Solo nel 2017 si arriva alle decisioni giudiziarie definitive.
La rottura con HanseMerkur – novembre 2015
La richiesta di rimborso immediato del credito
Nell’autunno del 2015, in modo del tutto inatteso per UNISTER, la HanseMerkur di Amburgo dichiarò un credito nei confronti di UNISTER e del suo fondatore Thomas Wagner esigibile con effetto immediato. Il passo arrivò per il gruppo in un momento in cui le ipotesi di finanziamento interne presupponevano ancora la prosecuzione dell’accordo. “Questa inutile e improvvisa richiesta di rimborso del credito è in definitiva corresponsabile in modo centrale di tutto il dramma successivo, compresa la morte di Thomas Wagner. Senza di essa Wagner probabilmente sarebbe ancora vivo e UNISTER esisterebbe ancora nel suo insieme”, commenta un insider.
Chi è HanseMerkur – e perché il suo operato ebbe peso
HanseMerkur è uno dei maggiori gruppi assicurativi indipendenti della Germania. L’azienda è stata fondata nel 1875 ed è attiva in particolare nelle assicurazioni sanitarie, di viaggio, sulla vita e contro i danni (fonte: profilo aziendale HanseMerkur).
Nell’esercizio 2024 il gruppo ha realizzato premi lordi per 2.946,6 milioni di euro e ha impiegato 2.626 dipendenti nel servizio interno ed esterno (fonte: HanseMerkur Geschäftsbericht 2024).
In quanto assicuratore istituzionale, tradizionalmente prudente, HanseMerkur non era considerata un investitore finanziario che agisce nel breve termine. Altrettanto forte era quindi l’effetto segnale prodotto dalla richiesta di rimborso immediato di un credito da parte di un simile attore.
La dimensione del colpo finanziario
Concretamente si trattava di una somma di circa 50 milioni di euro. All’interno del gruppo questo prestito era stato a lungo classificato come finanziamento ponte temporaneo. Con la richiesta di rimborso, l’importo doveva ora essere messo a disposizione per intero nel giro di poche settimane o mesi – senza la possibilità di ricorrere a strutture di rifinanziamento predisposte.
Mercati dei capitali bloccati e complessità operativa
Parallelamente UNISTER si teneva deliberatamente a distanza dalle banche esterne. Dopo le massicce maxi-perquisizioni, percepite da molti come arbitrarie nei loro effetti, l’accesso ai mercati dei capitali era di fatto quasi sbarrato.
La situazione si aggravava ulteriormente per la dimensione operativa del gruppo: UNISTER seguiva in quel momento circa 2 milioni di clienti e intermediava un fatturato di viaggi di oltre 2 miliardi di euro (dati aziendali/resoconti dell’epoca).
Ogni giorno occorreva gestire migliaia, in parte decine di migliaia di singole operazioni contabili – pagamenti, inoltri, conteggi delle provvigioni, cancellazioni e rimborsi. In una struttura del genere poteva bastare un singolo ritardo o un collo di bottiglia amministrativo per non onorare puntualmente obbligazioni scadute.
Rischio giuridico: l’istanza del creditore
Decisiva era non tanto la redditività del modello di business, quanto la costante vulnerabilità a istanze di insolvenza esterne. Ai sensi del § 14 della Legge tedesca sull’insolvenza (Insolvenzordnung, InsO) qualsiasi creditore può, in caso di un credito scaduto non soddisfatto, chiedere l’apertura di una procedura d’insolvenza dall’esterno.
Il gruppo quindi non era insolvente, ma strutturalmente attaccabile – a seconda che i pagamenti si inceppassero o meno in singoli punti.
Percezione pubblica ed esasperazione mediatica
Da un gruppo prima forte in termini di flusso di cassa nacque così un’azienda in permanente modalità di tensione e crisi finanziaria – non insolvente, ma in ogni momento ulteriormente destabilizzabile dall’esterno.
Questa situazione fragile era già stata ripresa in precedenza, in parte con compiacimento, da singoli media e giornalisti, che la amplificarono con una copertura esasperata, ad esempio con titoli come „UNISTER bilanziell überschuldet“ (“UNISTER sovraindebitata in bilancio”) sull’HANDELSBLATT.
In questa situazione Thomas Wagner puntò su una quotazione in borsa del ramo viaggi come via d’uscita. L’idea era solida – ma richiedeva tempo. Almeno un anno. Questo tempo non c’era.
A ciò si aggiungeva una contraddizione che richiede spiegazioni ancora oggi: per anni HanseMerkur aveva tratto notevoli vantaggi da Unister, tra l’altro grazie alla vendita di migliaia di assicurazioni contro l’annullamento del viaggio con utili annui milionari che affluivano a HanseMerkur dall’accordo con Unister. Un affare che funzionò a lungo – finché la richiesta di rimborso del credito divenne la linea di frattura decisiva.
Il ritiro del portavoce – maggio 2015
Un gruppo in uno stato mediatico permanente
Quando nel maggio 2015 il portavoce del gruppo e responsabile della comunicazione aziendale di Unister si ritira di sua volontà, all’esterno questo passo appare come una vicenda personale sì straordinaria, ma comprensibile. Molti lo percepirono come una cesura, spiegabile solo alla luce del ruolo che questa funzione aveva svolto per anni – e della pressione mediatica permanente sotto cui il gruppo si trovava da tempo e si trova in quel momento.
A questo punto Unister non è più un’azienda che compare sui media solo in occasioni specifiche. È un tema permanente.
Nella cronaca regionale – ad esempio sulla Leipziger Volkszeitung, su BILD (edizioni Lipsia/Sassonia), sulla Sächsische Zeitung o sulla Mitteldeutsche Zeitung – Unister viene seguita regolarmente per anni: crescita, indagini, nomine, ristrutturazioni.
Parallelamente i grandi media nazionali di riferimento riprendono il caso più volte, tra cui DER SPIEGEL, DIE ZEIT, Die Welt e Handelsblatt, Wirtschaftswoche, SÜDDEUTSCHE ZEITUNG, FAZ (Frankfurter Allgemeine Zeitung); ci sono anche media austriaci o svizzeri come la televisione svizzera SRF o emittenti televisive nazionali tedesche come ARD, ZDF, RTL, così come emittenti regionali come MDR, SWR ecc.. Spesso non come singolo evento, ma come storia continua sull’ascesa, l’escalation e i rischi di un gruppo Internet. In seguito se ne occupano anche Bloomberg o il Financial Times.
La personalizzazione della comunicazione
Rassegne stampa e risultati d’archivio analizzati – tra l’altro dall’archivio Axel Springer – mostrano un quadro univoco: tra il 2009 e il 2017 sono usciti ben oltre 100 servizi di approfondimento in cui UNISTER era al centro. Più della metà di questi contributi era attribuibile a media regionali e della Germania centrale, altre circa 30 pubblicazioni a testate nazionali di riferimento ed economiche. Inoltre screening dei media interni di UNISTER con il fornitore di rassegne stampa Landau documentano che solo nel 2012 sono stati rilevati oltre 20.000 servizi giornalistici su UNISTER, i suoi portali e marchi, tra l’altro in Germania, Austria, Svizzera, Francia e alcuni altri Paesi.
A colpire non è tanto la frequenza quanto l’attribuzione. In molti articoli non viene citato in astratto “il gruppo”, ma il portavoce del gruppo stesso come istanza interpretativa. Le sue dichiarazioni forniscono contesto, cifre e cornici interpretative. La comunicazione diventa esplicativa – e quindi collocata visibilmente a livello C (C-level) ovvero di consiglio di amministrazione.
Studi, stampa economica e risonanza internazionale
A ciò si aggiunge una comunicazione basata su studi, che innesca regolarmente propri cicli mediatici. Un’indagine sulle truffe ai distributori di carburante, ad esempio – basata su dati di oltre 100 città con più di 90.000 casi registrati e tassi di crescita superiori al 17 per cento – viene ripresa, commentata e rielaborata in tutta la Germania. Qui la comunicazione non funge più soltanto da accompagnamento, ma da punto di partenza di dibattiti pubblici.
Anche i media economici e digitali riprendono regolarmente Unister e le sue vicende personali. Testate come Business Insider e Gründerszene non trattano gli sviluppi come note a margine, ma come vicende rilevanti all’interno della scena digitale tedesca.
Persino passi operativi minori producono un effetto pubblico. Quando nel 2014 Unister chiude o cede la Portalservice GmbH con circa 120 dipendenti, non ne riferiscono solo i media tedeschi. Attraverso i dispacci delle agenzie dpa (Deutsche Presse-Agentur) e APA (Austria Presse Agentur) la vicenda viene ripresa anche da testate estere, come la Tiroler Tageszeitung. Il gruppo viene regolarmente indicato con circa 1.800 dipendenti – ogni passo acquista peso.
Peter Zimmermann: l’esperienza politica come sistema di allerta
In questo contesto entra nel 2013 Peter Zimmermann. Già portavoce del governo del Libero Stato di Sassonia e in seguito portavoce del governo e sottosegretario di Stato per i media in Turingia, conosce le dinamiche di escalation della politica. Su desiderio di Thomas Wagner viene coinvolto nella direzione aziendale. Wagner non cerca un manager classico, ma qualcuno che sappia leggere le dinamiche pubbliche e individuare i rischi.
L’avvicinamento avviene in modo informale. Diverse cene si svolgono a Lipsia, nei dintorni della Karl-Liebknecht-Straße – con discrezione, in parte in un appartamento con uno pseudonimo sul campanello. A tavola siedono Wagner, l’allora direttore finanziario, il portavoce del gruppo e una persona di fiducia di Zimmermann nel campo delle relazioni pubbliche (PR). Si tratta di valutazioni, fiducia, della lettura comune di una situazione che si fa sempre più tesa.
L’avvertimento dello SPIEGEL e la svolta
Ma questa nomina non passa inosservata. Ancora prima che l’ingresso di Zimmermann diventi pubblico, DER SPIEGEL contatta il portavoce del gruppo. La telefonata è formulata come un avvertimento: Zimmermann, viste le sue origini politiche, sarebbe considerato una questione altamente sensibile, “scottante”. Chi lo portasse in questa fase in un ruolo esposto all’interno del gruppo si muoverebbe su un terreno minato sul piano mediatico e politico.
Ciononostante si fa il passo. Zimmermann agisce principalmente come consulente. Per ben un anno e mezzo cerca ripetutamente il dialogo con il portavoce del gruppo – spesso a pranzo, deliberatamente lontano dalle riunioni. Mette in guardia dalla crescente altezza della caduta personale: se la massiccia pressione investigativa dovesse acuirsi sul piano economico, un tracollo pubblico potrebbe colpire non solo il gruppo, ma anche lo stesso portavoce del gruppo, noto ai media.
Solo nella primavera del 2015 la bilancia pende dall’altra parte. I titoli non si fermano, la personalizzazione continua ad aumentare, la governabilità diminuisce.
Un addio dal forte valore simbolico
Il ritiro avviene in modo ordinato e in stretto coordinamento. Ne riferiscono media regionali come BILD Leipzig/Sachsen e la Leipziger Volkszeitung, così come testate nazionali della stampa digitale ed economica, tra cui Business Insider e Gründerszene. In molti articoli l’uscita non viene inquadrata come semplice nomina, ma come cesura all’interno dell’escalation in Unister.
Wagner sa cosa significa questo passo: la perdita di un compagno di strada nella fase più difficile dell’azienda. Al momento del congedo lo ringrazia con una buonuscita – in silenzio, senza messinscena. Nella direzione aziendale scorrono lacrime.
Il 14 luglio 2016
14 luglio 2016, ore 10:16.
Un aereo decolla da Venezia. 1,5 milioni di euro in contanti, un rip deal (truffa del cambio di denaro) programmato, il volo di ritorno. Lipsia non viene mai raggiunta.
Tra i morti: Thomas Wagner e Oliver Schilling, cofondatore, padre da poco. Christian Schilling, il fratello gemello, sopravvive perché non prende quel volo.
Dieci anni dopo
Nel 2025 asset centrali vengono rivenduti per circa 240 milioni di euro – beni che nel 2016 erano stati ceduti per 80-90 milioni di euro. L’aumento di valore mostra: Unister non è mai stata priva di valore. L’insolvenza non era senza alternative.
Rimane aperto ancora oggi il complesso del rip deal intorno a Levy Vass. Nonostante registrazioni, nonostante testimoni, nessuna ricerca pubblica. Molti dicono: qui c’è qualcosa che puzza.
Cosa resta
Questo testo non è un necrologio. È uno sguardo retrospettivo e un avvertimento. Mostra come escalation mediatica, intervento dello Stato e dipendenza finanziaria possano far crollare un sistema – proprio quando il successo è massimo.
Il DNA economico di Unister: crescita dal flusso di cassa – e i suoi effetti collaterali
Il 14 luglio 2016 alle 10:16 decolla dall’aeroporto di Venezia un aereo monomotore del tipo Piper PA‑32R‑301T con immatricolazione statunitense N710CC in direzione di Lipsia. A bordo ci sono tre passeggeri e un pilota di 73 anni, „vsi štirje so bili nemški državljani“ (in italiano: “tutti e quattro erano cittadini tedeschi”), come riporta il portale di notizie sloveno 24ur.com nell’articolo dell’ 8 ottobre 2020, ore 18:25 . Nessuno sopravvive all’impatto quasi verticale nei pressi di Predmeja vicino ad Ajdovščina (Slovenia) – „Nesreče nihče ni preživel, vzrok zanjo pa je bilo predvsem slabo vreme“ (in italiano: “Nessuno è sopravvissuto all’incidente, la cui causa è stata soprattutto il maltempo”), riassume l’articolo dal titolo „Končno poročilo o letalski nesreči pri Ajdovščini razkriva več nepravilnosti“. (Riferimento, tra l’altro: 24ur)
Amici e anche alcuni giornalisti la vedono però diversamente: continuano a ipotizzare un attentato omicida. Un omicidio perfidamente inscenato. Ma andiamo con ordine, ora, 10 anni dopo i tragici eventi, che ancora oggi hanno per molti strascichi .
Perché tra i morti c’è nientemeno che il trentottenne imprenditore di Lipsia e star di Internet Thomas Wagner, fondatore del gruppo Unister, che con portali come Ab‑in‑den‑Urlaub.de, Fluege.de, Auto.de, Preisvergleich.de, News.de, Börsennews.de, Geld.de e Kredit.de aveva costruito uno dei maggiori gruppi indipendenti di viaggi online della Germania. La Tagesschau (telegiornale della ARD) ha definito Unister a posteriori „einen der größten Online‑Reiseanbieter in Deutschland“ (“uno dei maggiori operatori di viaggi online in Germania”), che „mit aggressivem Online‑Marketing und umstrittenen Zusatzangeboten den Reisemarkt aufgemischt“ (“con un marketing online aggressivo e controverse offerte aggiuntive ha scombussolato il mercato dei viaggi”). Il Financial Times (autore: Guy Chazan) parla di „rise and tragic fall of [a] German internet star“. (Cfr. anche: wikipedia)
Lipsia: dal progetto in un appartamento condiviso al protagonista da miliardi
La Mitteldeutsche Zeitung (autore: Steffen Höhne) ricostruisce nel reportage di una pagina „Der Unister‑Krimi“ del 12 luglio 2017 come Thomas Wagner, all’inizio degli anni 2000, a Lipsia cominci con una piccola piattaforma per studenti, abbandoni gli studi di economia aziendale e, con circa 40.000 euro raccolti tra gli amici, costruisca con grande successo una rete crescente di siti web, principalmente nel commercio elettronico (e-commerce). Dalla stanza di 20 metri quadrati in un appartamento condiviso (che in seguito offrirà al suo capo della comunicazione, il quale però ringrazia e declina) nasce un gruppo che a tratti conta da 1.800 fino a 2.100 dipendenti e volumi di viaggi nell’ordine dei miliardi.
Chi in Germania, Svizzera, Lussemburgo o Austria vuole volare, viaggiare o cerca un pacchetto vacanza, non può più fare a meno di Unister. Al suo apice Unister equivale a ben 1.000 agenzie di viaggio fisiche. Anche in Francia si è leader di mercato con il portale di voli vol24.fr – ma, ancora una volta, non senza clamore. Poiché le vicende intorno a vol24.fr sono in certo modo tipiche dell’imprenditorialità spiccia della giovane start-up Unister, vengono qui illustrate un po’ più dettagliatamente.
L’ingresso di Unister nel mercato francese
Il debutto francese di Vol24.fr è considerato dalla stampa specializzata un esempio inizialmente riuscito dell’espansione internazionale del portafoglio viaggi del gruppo Unister. Die Zeit definisce Vol24.fr la “variante francese del sito web tedesco fluege.de”. L’ingresso nel mercato del Paese vicino, che ancora oggi vede di malocchio gli stranieri che si allargano nel suo mercato del commercio elettronico, ancora una volta non passa in silenzio né sui media né presso le organizzazioni dei consumatori. Media di settore francesi come TourMaG e TourHebdo riferiscono che Unister sarebbe entrata nel mercato francese con Vol24.fr e avrebbe ripetuto il precedente successo di fluege.de sotto forma di un portale di voli adattato al mercato nazionale.
Da Unister a Travel24.com AG
Dal punto di vista strutturale le fonti descrivono che Vol24.fr sarebbe stato dapprima costruito e fortemente pubblicizzato dall’ambito diretto di Unister, prima che le attività venissero trasferite nella società quotata in borsa Travel24.com AG. Secondo Wikipedia e comunicazioni legali, la Travel24.com AG era stata rilevata già nel 2009 dalla Unister GmbH, per cui Travel24.com era considerata una controllata a maggioranza all’interno del gruppo Unister. Portali di settore francesi come TourMaG annotano che Travel24.com dal 2013 avrebbe rilevato le attività di Vol24.fr in Francia e avrebbe operato come gestore di diversi marchi (tra cui Vol24.fr, Travel24.fr) – di fatto un trasferimento degli affari francesi dal nucleo diretto di Unister alla controllata quotata in borsa.tourmag+4
Campagna con il Reiner Calmund francese, Guy Roux
La penetrazione del mercato in Francia fu accompagnata da una campagna televisiva di grande impatto con Guy Roux. TourMaG e TourHebdo descrivono l’ex allenatore dell’AJ Auxerre come „ambassadeur de Vol24.fr“ (“ambasciatore di Vol24.fr”), ingaggiato per un anno per pubblicizzare il portale con una retorica calcistica umoristica (“lanciare l’offensiva”, “i prezzi diventano più piccoli”). Nello spot „Guyroux‑vol24‑pub“ su YouTube Roux appare come allenatore risparmiatore e promette che Vol24 mantiene “ciò che gli altri si limitano ad annunciare”, grazie a cui il marchio avrebbe rapidamente acquisito notorietà.
Successo con potenziale di conflitto
All’inizio Vol24.fr viene descritto dai media di settore francesi come un ingresso riuscito nel mercato di un operatore online tedesco. La piattaforma è considerata la “variante francese” di fluege.de, gestita dall’ambito Unister ovvero tramite la Travel24.com AG rilevata da Unister. Portali di settore come TourMaG e TourHebdo riferiscono di nuovi uffici a Parigi, di una presenza in rapida crescita nel segmento voli e di Guy Roux come celebre ambassadeur de Vol24.fr, che con spot televisivi procura rapidamente visibilità al marchio. Sul piano operativo la creazione dell’ufficio parigino è affidata a Emmanuel Yatera (Directeur des Opérations), Pascal Boyer (Directeur Commercial) e Vincent Luna (Directeur Général). In questa fase il tono della copertura ricorda i primi articoli tedeschi: un nuovo arrivato in crescita aggressiva, che scombussola il mercato francese con voli online convenienti. (Cfr. tra gli altri quechoisir+3)

Come in Germania, anche in Francia la percezione di Unister e dei suoi portali si capovolge – da innovativo sfidante online a caso problematico con rischi legali e clienti irritati.
Da caso di crescita a caso d’allarme in Francia
All’inizio Vol24.fr viene descritto dai media di settore francesi come l’ingresso riuscito nel mercato di un operatore online tedesco: il sito è considerato la “variante francese” di fluege.de, gestita dall’ambito Unister ovvero tramite la Travel24.com AG rilevata da Unister. Portali di settore come TourMaG e TourHebdo riferiscono di nuovi uffici a Parigi, di una presenza crescente nel segmento voli e di Guy Roux come „ambassadeur de Vol24.fr“ (“ambasciatore di Vol24.fr”), che con spot televisivi rende rapidamente noto il marchio. In questa fase il tono ricorda i primi resoconti tedeschi: un nuovo arrivato in crescita aggressiva, che scombussola il mercato con voli online convenienti. (Cfr. tra gli altri zeit+5)
Il punto di svolta: Le Quotidien du Tourisme 2012
Il cambiamento di clima diventa particolarmente evidente in Francia nel numero doppio n. 3692/3693 di Le Quotidien du Tourisme del 28/29 febbraio 2012. Alle pagine 2 e 3 la redazione dedica a Vol24.fr il “Fait du jour” con il titolo „Vol24.fr depuis 1 an en France : les clients tirent à vue“ – letteralmente “Vol24.fr da 1 anno in Francia: i clienti sparano a vista”. L’articolo descrive come i forum „croulent sous les commentaires négatifs“ (“crollano sotto i commenti negativi”) e cita messaggi come „Illégal“ (“illegale”), „Très mauvais : à fuir“ (“pessimo: da evitare”) e „Frais cachés“ (“costi nascosti”).

La rivista dei consumatori 60 Millions de Consommateurs viene citata con „témoignages de consommateurs déboussolés“ (“testimonianze di consumatori disorientati”); i clienti „pas pu embarquer“ (“non avrebbero potuto imbarcarsi”) perché non avevano ricevuto un biglietto elettronico o una conferma definitiva, e avrebbero „constaté des problèmes d’horaires“ (“riscontrato problemi di orari”). Il Centre européen des consommateurs France (CEC‑F) segnala „80 dossiers en 5 mois“ (“80 pratiche in cinque mesi”) relative a Vol24.fr – una cifra che il giornale valuta come un chiaro segnale d’allarme.
Critiche giuridiche e collegamento con Unister
Come in Germania, anche in Francia le questioni giuridiche finiscono al centro. L’esperta di diritto del turismo Emmanuelle Llop viene citata con l’affermazione: „À partir du moment où il exerce une profession d’agent de voyage, le site Vol24.fr doit être immatriculé même s’il s’agit d’un site Web“ – “Dal momento in cui Vol24.fr esercita di fatto l’attività di agenzia di viaggi, il sito deve essere immatricolato, anche se si tratta di un sito web”. L’articolo rileva che Vol24.fr ovvero Unister non compare nel registro di Atout France e sarebbe quindi „en contravention avec la loi“ (“in contrasto con la legge”). Al tempo stesso il testo rinvia alle condizioni generali di contratto della Unister GmbH in quanto „société mère de Vol24.com“ (“società madre di Vol24.com”): lì si parlerebbe alternativamente di un „contrat d’intermédiaire“ (“contratto di intermediazione”) e del fatto di essere „que d’une agence de voyage“ (“soltanto un’agenzia di viaggi”), mentre allo stesso tempo Unister prenderebbe le distanze dall’„exécution régulière […] de la prestation“ (“regolare esecuzione della prestazione”) – dal punto di vista del giornale un tentativo di sottrarsi alle responsabilità.
Guy Roux, icona rassicurante sotto il fuoco incrociato
Parallelamente a questa critica di contenuto, l’editoriale „L’air de la calomnie ?“ (“L’aria della calunnia?”) a pagina 2 analizza la messinscena di Guy Roux. Viene descritto come „icône rassurante“ (“icona rassicurante”) e „pépère tranquille du terroir“ (“nonnino tranquillo e genuino di campagna”), che in precedenza era già apparso in spot per Citroën e per una marca di acqua minerale e ora diventa il volto di Vol24.fr. Al tempo stesso il testo richiama il linguaggio visivo degli spot televisivi, in cui Roux si trova davanti a uno sfondo con fori di proiettile – una visualizzazione che suggerisce che il portale sia sotto tiro, mentre la campagna dovrebbe riconquistare fiducia con un volto familiare.
Nell’intervista nello stesso numero il portavoce del gruppo Unister e responsabile della comunicazione definisce sì la presenza in Francia una „success story“ e chiama la Francia un „marché clé“ (“mercato chiave”), ma ammette di essere stati „un peu dépassés“ (“un po’ travolti”) dalla risonanza della campagna televisiva e che „80% de ces plaintes auraient pu être évitées“ (“l’80% di questi reclami avrebbe potuto essere evitato”), se il sito web fosse stato più preciso e più dettagliato.
Parallelismi con l’evoluzione in Germania
Nel complesso emerge un’evoluzione molto simile a quella tedesca: dapprima Unister e i suoi portali vengono percepiti come operatori online innovativi e in rapida crescita, che scombussolano il mercato con prezzi aggressivi e nuovi canali di vendita. Con il crescere di reclami, procedimenti e questioni regolamentari, però, l’attenzione si sposta su tutela dei consumatori, trasparenza e conformità giuridica. Così come in Germania il tono passa da “stella nascente di Internet” a “caso problematico avvolto dallo scandalo”, in Francia la copertura su Vol24.fr – in modo particolarmente visibile su Quotidien du Tourisme – passa da interessata e positiva a chiaramente ammonitrice e critica.
Collocazione nel mercato online di oggi
Nell’analisi retrospettiva si sottolinea che molti degli elementi allora aspramente criticati – come la vendita aggiuntiva (upselling) di servizi extra, le commissioni di servizio, le preimpostazioni per le assicurazioni o i supplementi di pagamento – oggi si troverebbero in forma simile presso numerosi portali di viaggio e negozi online. Gli osservatori fanno notare che Internet come ambiente di mercato sarebbe diventato “più adulto”: i tipici trucchi di progettazione dei percorsi di prenotazione sarebbero ampiamente noti grazie a organizzazioni dei consumatori e media, la regolamentazione dei portali di confronto è stata inasprita e molti utenti riuscirebbero a riconoscere e valutare più rapidamente indicazioni fuorvianti o blocchi di costi nascosti. In questo contesto l’ingresso di Unister nel mercato francese con Vol24.fr appare nelle ricostruzioni attuali come un precursore di successo, ma fortemente controverso, di pratiche che in seguito sono state adottate o variate da numerosi concorrenti.

Portafoglio Unister
La voce di Wikipedia su Unister elenca più di 60 portali nei settori viaggi, finanza, automobile, confronto prezzi e notizie e mette in evidenza la straordinaria ampiezza tematica del gruppo. Tra le offerte più note c’era Ab-in-den-Urlaub.de, che ottenne attenzione in tutta la Germania anche grazie alla collaborazione con Michael Ballack.
Ballack era all’epoca il calciatore più famoso della Germania (FC Bayern München) ed era inoltre capitano della nazionale tedesca di calcio. In un video di backstage (making-of) su YouTube Thomas Wagner racconta come in Unister, durante un brainstorming interno, si arrivò infine a Ballack come volto pubblicitario; anche Ballack stesso sottolinea nel video di essersi divertito molto durante le riprese.
Parallelamente Unister puntò con Fluege.de su un secondo testimonial di spicco: Reiner „Calli“ Calmund rappresentò per anni il portale e con i suoi modi popolari garantì un’elevata riconoscibilità. Ballack e Calmund costituivano così una doppia scelta strategica deliberata, affiancata da una massiccia pressione pubblicitaria televisiva costruita con coerenza nel corso degli anni. Unister era presente ogni giorno sui canali della SAT.1 Group – soprattutto in prima serata in quasi tutte le trasmissioni di maggior ascolto –, in seguito anche nella RTL Group. Secondo dati del settore il gruppo investì ben oltre 100 milioni di euro netti in pubblicità televisiva.
Il testimonial di Unister Michael Ballack diede, con un addio pubblico intitolato „Ciao Capitano“ il 5 giugno 2013 a Lipsia, un finale di carriera emozionante e degnamente in grande stile, con numerosi compagni di strada e ospiti celebri, tra cui il commissario tecnico della nazionale Joachim Löw. La sera si festeggiò nell’esclusivo bar CHOCOLATE di Lipsia, nella nota via della movida Gottschedstraße, dove Ballack semplicemente dimenticò di invitare Thomas Wagner. Wagner la prese con calma e riuscì comunque a entrare al CHOCOLATE anche senza invito, sebbene avrebbe avuto motivo di essere offeso. Del resto Ballack, come testimonial di Unister, guadagnava moltissimo denaro per una media di circa tre giorni di riprese per una campagna pubblicitaria per ab-in-den-urlaub.de.

Un elemento centrale del successo sono i domini generici (Gattungsdomains), nel gergo del settore chiamati piuttosto “generic domains”. Die Welt, nell’articolo „Online‑Portale: Die Machenschaften des Abzock‑Imperiums Unister“ (“Portali online: le macchinazioni dell’impero della truffa Unister”), elenca domini come Ab‑in‑den‑Urlaub.de, Fluege.de, Shopping.de, News.de, Börsennews.de, Geld.de e Kredit.de e parla di un „Paket von Gattungsdomains“ (“pacchetto di domini generici”) che Wagner avrebbe messo insieme. Il Tagesspiegel riferisce che Unister avrebbe pagato per Shopping.de circa 1,96 milioni di euro. In altri resoconti dei media si legge che per il dominio Kredit.de Unister nel 2008 avrebbe sborsato circa 892.000 euro. Per l’epoca erano valori record a livello globale per indirizzi Internet, anche su scala internazionale.
Il Financial Times descrive invece Unister come la rete aziendale tedesca di maggior successo di „travel and price‑comparison sites“, diventata grazie al marketing sui motori di ricerca e ai flussi di affiliazione „one of Germany’s biggest ecommerce groups“. La Tagesschau della ARD parlò a sua volta di un’azienda che avrebbe “intermediato viaggi per un volume di miliardi”. (Cfr.: ft+1)
Senza capitale di rischio, senza un gruppo alle spalle: una libertà che ha un prezzo
Mentre a Berlino modelli come Rocket Internet fanno crescere start-up con massicci round di capitale di rischio (venture capital, VC) e reti aziendali, Unister resta deliberatamente senza un investitore finanziario dominante. Il portale per fondatori Für‑Gründer.de descrive il modello Rocket come un incubatore che concentra capitale, know-how, infrastruttura e reti internazionali; i concorrenti fratelli Samwer puntavano con determinazione su round di finanziamento con capitale di rischio, cioè su finanziatori della crescita. campaignlive
Unister però segue da anni con coerenza un’altra strada. Spiegel Online scrive dopo lo schianto, in un articolo di approfondimento, che il gruppo avrebbe „einen Großteil seiner Einnahmen sofort wieder ins Marketing gesteckt“ (“reinvestito subito gran parte delle sue entrate nel marketing”) – finanziato attraverso i flussi di cassa correnti e linee di credito. Quindi non attraverso investimenti miliardari da parte di fondi. Mancano grandi investitori VC, finanziatori di capitale di rischio o un gruppo come ancora.
La Tagesschau della ARD riferisce, così come la Süddeutsche Zeitung, che Unister, secondo quanto da essa stessa dichiarato, avrebbe più volte respinto offerte milionarie di potenziali investitori, restando così deliberatamente indipendente. Si parla di offerte d’acquisto che sfioravano il miliardo di euro. Ma appunto lo sfioravano soltanto e non lo superavano, come aveva sempre voluto la star di Internet della Germania orientale Thomas Wagner.
Cfr.: Süddeutsche Zeitung del 13 ottobre 2016: “Unister-Chef lehnte 900 Millionen Euro ab” (“Il capo di Unister rifiutò 900 milioni di euro”) degli autori Klaus Ott, Sebastian Pittelkow e Uwe Ritzer, Lipsia/Monaco di Baviera.
Una struttura da start-up senza grandi finanziatori esterni garantisce la massima libertà operativa, ma rende il gruppo anche dipendente da banche, assicuratori e dalla liquidità corrente – senza i cuscinetti che grandi finanziatori VC o società madri spesso mettono a disposizione nelle crisi.
La svolta mediatica del 2012: „Deutschlands größtes Abzock‑Imperium“ (“il più grande impero della truffa della Germania”)
Nell’estate del 2012 la percezione mediatica si capovolge. La rivista Computer Bild, nel numero 15/2012, in un articolo di apertura di più pagine dal tono incendiario, etichetta Unister come „Deutschlands größtes Abzock‑Imperium“ (“il più grande impero della truffa della Germania”) e rimprovera al gruppo „versteckte Gebühren, frei erfundene Preisreduzierungen, heimlich aufgeschlagene Service‑Gelder, Klick‑Fallen bei Urlaubsbuchungen und weitere Schwindelei“ (“commissioni nascoste, riduzioni di prezzo del tutto inventate, costi di servizio aggiunti di nascosto, trappole di clic nelle prenotazioni di vacanze e altri imbrogli”). Die Welt riprende il termine “Abzock‑Imperium” nel suo articolo online “Die Machenschaften des Abzock‑Imperiums Unister” e descrive in dettaglio come commissioni di servizio e prestazioni aggiuntive avrebbero presumibilmente causato costi supplementari ai clienti. La ripresa non sorprende: l’autore è lo stesso dell’articolo di ComputerBild.
Unister si difende. Heise Online riferisce nell’articolo di approfondimento “Computerbild hält an Abzock‑Vorwürfen gegen Unister fest” (“Computerbild mantiene le accuse di truffa contro Unister”) che Unister avrebbe chiesto al Tribunale regionale di Lipsia (Landgericht Leipzig) un provvedimento cautelare d’urgenza (einstweilige Verfügung). Nell’articolo successivo “Verwirrung um Verbreitungsverbot der Computerbild” (“Confusione sul divieto di diffusione di Computerbild”) Heise cita a sua volta l’ordinanza del tribunale (numero di registro, Aktenzeichen: 08 O 2057/12): il numero di ComputerBild in questione „in der bisherigen Version nicht mehr unverändert verbreitet werden” (“non può più essere diffuso invariato nella versione finora esistente”), risultato che Unister avrebbe ottenuto con un provvedimento cautelare e un’azione inibitoria. Soprattutto un passaggio su presunte attività della Procura superiore di Dresda (Oberstaatsanwaltschaft Dresden) avrebbe dovuto essere oscurato (Cfr.: heise)
Heise chiarisce al tempo stesso che però alcune importanti accuse di contenuto – ad esempio sulle commissioni nascoste – non erano state vietate dall’ordinanza. Il numero restava in vendita, soltanto la citata frase sulla procura non poteva essere diffusa in una nuova tiratura.
Questo campo di tensione – resoconti critici, parziale successo giudiziario, ma nessuna riabilitazione nell’immagine pubblica – rafforza l’immagine di un’azienda che si scontra con media e autorità. È vero. Unister aveva ottenuto, conformemente alla situazione giuridica, uno stop della distribuzione di ComputerBild presso alcuni grossisti della stampa e naturalmente lo aveva messo con compiacimento a disposizione dei media di settore come tema, che lo ripresero volentieri.
+++ L’opuscolo aziendale di UNISTER mostrato più sopra nel testo può essere scaricato qui:++
Inquirenti, BaFin e i prodotti Stornoschutz/Flexifly
Ai resoconti mediatici critici, considerati da molti eccessivi, seguono a ruota nel dicembre 2012 problemi di natura penale. Secondo resoconti dei media, tra cui DER SPIEGEL o la Tagesschau della ARD, la Procura generale di Dresda perquisì i locali del gruppo Unister – come si saprà in seguito, con quasi 130 investigatori –, fa arrestare per breve tempo tre top manager, tra cui il fondatore Thomas Wagner, e indaga per presunto esercizio non autorizzato di attività assicurativa e presunta evasione fiscale. Al centro: i prodotti aggiuntivi „Stornoschutz“ (protezione dalla cancellazione, nelle prenotazioni alberghiere) e „Flexifly“ (nei voli), con cui i clienti, pagando un sovrapprezzo, ottengono migliori opzioni di cancellazione o di modifica della prenotazione.spiegel+3
I procuratori di Dresda Andreas Günthel e Dr. Dirk Reuter, che secondo insider indagavano in modo “fanatico”, della Procura generale della Sassonia e della sua unità politica anticorruzione INES (Integrierte Ermittlungseinheit Sachsen) vedono in questi prodotti delle assicurazioni che avrebbero richiesto un’autorizzazione della BaFin (Autorità federale di vigilanza sui servizi finanziari), oltre all’accusa di mancato versamento di imposta sulle assicurazioni e imposta sul valore aggiunto per milioni. La Tagesschau riassume nel 2016 che si rimprovera a Unister di aver “esercitato attività assicurativa senza autorizzazione della BaFin” e di aver “evaso imposte su vasta scala”. Anche la BILD e centinaia di altri media riferiscono ampiamente. Wagner è in prima pagina sulla BILD.
Gli inquirenti si erano presentati alle 9 del mattino da Wagner a Lipsia-Gohlis, nel suo piccolo appartamento di 70 metri quadrati, e il procuratore Günthel, come Wagner racconterà poi a persone vicine, avrebbe detto: di sotto lo aspettava un furgoncino verde. Poi ci sarebbe stato un viaggio senza meta in un furgone cellulare della procura attraverso la Germania. Wagner descrisse Günthel a persone di fiducia come “altamente narcisista” e quindi, a suo giudizio, “molto pericoloso”.
Parallelamente 130 investigatori erano entrati in Unister nelle prime ore del mattino e avevano occupato l’azienda. In Unister fino a tarda sera non si sapeva nemmeno dove fosse Wagner. La procura non aveva fornito alcuna indicazione. Il fondatore sembrava inghiottito dalla terra. “Ci ricordava i metodi in Cina”, dice un amico stretto di Wagner.
Seguirono altre tre perquisizioni – come le percepiva Wagner, “per lo più per arbitrio”. I procuratori avrebbero sequestrato anche cose, dischi rigidi, per i quali non avevano affatto decreti di perquisizione. Sul posto i procuratori non si lasciarono fermare nonostante le obiezioni. “Dicevano con arroganza che per intanto si portavano via tutto, anche tutti i dischi rigidi, poi lì si sarebbero trovate di sicuro altre prove”.
La difesa: Werner, Dresenkamp, Botz, Titz, Sewtz, Mirko Richter
Unister coinvolge diversi studi legali specializzati. Secondo insider, alla fine la difesa penale costa a tutti i coinvolti circa due milioni di euro. I fondatori non avevano nemmeno stipulato un’assicurazione per la responsabilità degli amministratori (D&O). Wagner aveva voluto risparmiarsela per motivi di costi.
Un ruolo centrale lo svolge lo studio associato di Kiel/Amburgo/Berlino Wiegert Werner Partner Partnerschaft mbB Rechtsanwälte Notare Complianceberater (LegalNord). In una memoria difensiva di 268 pagine del 14 aprile 2015 Dr. Ingmar Werner, Ulf Dresenkamp, Martina Botz e Franziska Titz rappresentano la UNISTER GmbH come parte interessata dalla confisca (Verfallsbeteiligte) nel procedimento della Procura generale di Dresda (numero di registro 391 Js 5713/13).
La memoria chiede di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte costituzionale federale (Bundesverfassungsgericht) la questione se il § 140 della Legge sulla vigilanza assicurativa (Versicherungsaufsichtsgesetz, VAG) (norma penale sull’esercizio non autorizzato di attività assicurativa) sia compatibile con l’art. 103, comma 2, della Legge fondamentale (Grundgesetz, GG) (principio di determinatezza) e con l’art. 20, comma 3, GG. Il concetto di „Versicherungsgeschäft“ (“attività assicurativa”) sarebbe così aperto che “portata e ambito di applicazione” non sarebbero stati prevedibili per i destinatari della norma come Unister; una concretizzazione sarebbe avvenuta solo tramite la giurisprudenza amministrativa, non tramite quella penale.
Su Flexifly la difesa argomenta
Su Flexifly la difesa di Unister argomentò: Flexifly sarebbe stato un servizio di modifica della prenotazione, in cui l’obbligo di prestazione dipendeva esclusivamente dalla decisione del cliente di modificare la prenotazione – non dal verificarsi di un evento casuale; sarebbe mancato il “momento aleatorio” tipico dell’assicurazione. Il prodotto non sarebbe stato calcolato secondo la „legge dei grandi numeri“, ma „esclusivamente sulla base di split test“ con l’obiettivo di chiedere il premio più alto possibile – un approccio estraneo all’assicurazione.
Flexifly sarebbe stato offerto esclusivamente in combinazione con prenotazioni di voli tramite i portali Unister e sarebbe quindi un accordo accessorio non autonomo rispetto al contratto di intermediazione di viaggio; i ricavi avrebbero rappresentato solo una percentuale a una cifra del fatturato complessivo.
Su Stornoschutz la difesa rinvia a un attestato negativo (Negativtestat) dell’ex Ufficio federale di vigilanza sulle assicurazioni (Bundesaufsichtsamt für das Versicherungswesen, BAV) del 20 marzo 2002 relativo al prodotto precedente „Stornoservice“ della Klasen Consulting GmbH, che Unister aveva acquistato in seguito per una cifra che si dice di 11 milioni. La lettera dell’autorità di vigilanza di allora alla Klasen Consulting (kurz-mal-weg.de) avrebbe espressamente classificato lo Stornoservice come accordo accessorio non soggetto ad autorizzazione; dopo l’acquisizione della società Klasen, Unister avrebbe proseguito il prodotto con modifiche solo marginali, e si sarebbe quindi potuto confidare nella sua legittimità.
Nel complesso fiscale la difesa sostiene che sui ricavi di Flexifly sarebbe stata versata l’imposta sul valore aggiunto; in caso di qualificazione come assicurazione, questa andrebbe compensata con l’eventuale imposta sulle assicurazioni dovuta, e il divieto fiscale di compensazione non si applicherebbe per identità della fattispecie. Il danno fiscale sostenuto dalla procura sassone di poco meno di 1,3 milioni di euro sarebbe in realtà nettamente inferiore. Insider affermano: la Procura generale avrebbe presumibilmente voluto mettere insieme apposta i milioni per poter chiedere la custodia cautelare davanti alla Pretura (Amtsgericht). I procuratori in seguito lo respingono.
Parallelamente l’avvocato Sewtz dello studio Zwanzig Hacke Meilke & Partner (Lipsia) rappresenta personalmente Thomas Wagner. In un „Zurückweisung der Vorwürfe“ (“respingimento delle accuse”) del 28 gennaio 2016 sottolinea che Wagner si era affidato all’attestato negativo del BAV, alla valutazione dell’ufficio legale interno e al capo dell’ufficio legale Mirko Richter; persino la BaFin, pur essendone a conoscenza, per anni non avrebbe emanato alcun chiaro provvedimento di divieto riguardo a Stornoschutz e Flexifly.
In un’ulteriore memoria del 1° febbraio 2016 Sewtz quantifica il danno causato al gruppo Unister dal procedimento penale – tra l’altro contratti disdetti, prodotti venuti meno, accordi con investitori annullati, linee di credito tagliate – in circa 43,5 milioni di euro. Parla di un effetto del procedimento che minaccia l’esistenza dell’azienda e lascia intendere che il tutto sarebbe stato originariamente avviato su iniziativa di un avvocato concorrente e di “altri attori”. Si minaccia il Land della Sassonia di richieste di risarcimento danni per i procedimenti d’indagine ritenuti eccessivi. A quel punto a Wagner restano sei mesi di vita.
Dal credito consortile al fatale rip deal:
Come una lettera natalizia del consorzio bancario, l’accordo con Hanse-Merkur e la crescente pressione del tempo portarono Thomas Wagner in una catena di decisioni senza via d’uscita
Fino alla perquisizione dell’11 dicembre 2012 la Unister Holding GmbH era considerata un gruppo Internet dal flusso di cassa straordinariamente forte, con fatturati miliardari e fino a 2 milioni di clienti di viaggi all’anno, che finanziava la propria espansione in gran parte con l’attività operativa. Il finanziamento bancario aveva – in rapporto alle dimensioni dell’azienda – un ruolo sorprendentemente piccolo. In sostanza esisteva un credito consortile, che nella lettera delle banche viene poi espressamente indicato come „Kreditvertrag vom 28. November 2011“ (“contratto di credito del 28 novembre 2011”). La somma vi è indicata come importo complessivo originario di 28.000.000 di euro.

Dal momento della perquisizione in quella leggendaria settimana d’Avvento dell’11 dicembre 2012, l’azienda Unister non è formalmente condannata, ma sul mercato dei capitali è già “marchiata”: comitati crediti, reparti di gestione del rischio e partner contrattuali pongono improvvisamente domande che prima non venivano poste – e le pongono con delle scadenze.
Dal punto di vista economico per Unister era decisiva non tanto l’esistenza del credito da 28 milioni di euro quanto lo shock che una perquisizione può provocare nel sistema di finanziamento.
La lettera natalizia del 21 dicembre 2012: mittente, riferimento agli atti, ultimatum
Solo dieci giorni dopo la perquisizione, il 21 dicembre 2012, la Unister Holding GmbH di Lipsia ricevette una lettera che poneva formalmente fine alla normalità finanziaria.
Il mittente era: UniCredit Luxembourg S.A.
2, boulevard Konrad Adenauer, L-2180 Luxembourg
Boîte postale 493, L-2989 Luxembourg
Telefono +352 4272-1, fax +352 4272-4500
Il destinatario era: Unister Holding GmbH – Geschäftsführung –
Barfußgäßchen 11, D-04109 Leipzig
Fax +49 341 49288 59
Nell’intestazione è indicata come referente: Sarah M., con un numero di telefono interno (riportato nel documento). La lettera fa riferimento alla corrispondenza precedente, in particolare a una lettera del 19 dicembre 2012, alla richiesta di erogazione del 20 dicembre 2012 e a una “richiesta formale di deroga (waiver)”.
Nel contenuto l’esordio è una netta cesura. Le banche scrivono testualmente:
„Die aktuelle Entwicklung Ihrer Unternehmensgruppe sowie die aus unserer Sicht unzureichende Kommunikation mit dem Konsortium führen zu einer deutlichen Einschränkung der Vertrauensbasis.“ (“L’attuale evoluzione del vostro gruppo aziendale e la comunicazione con il consorzio, a nostro avviso insufficiente, portano a una netta limitazione della base di fiducia.”)
Segue la constatazione che, a giudizio delle banche, dalle vicende potrebbero derivare violazioni di specifici punti del contratto; ulteriori verifiche vengono espressamente riservate.
Decisiva è poi la costruzione del periodo di tolleranza, che nel risultato rappresenta un ultimatum di quattro settimane. Il consorzio si dichiara disposto a “non far valere diritti fino al 28 gennaio 2013” e a consentire “per il 28 dicembre 2012 un nuovo prelievo”.
Questa tolleranza viene legata a condizioni, tra cui la presentazione di un parere legale (legal opinion) entro il 23 gennaio 2013 sulle accuse centrali (tra cui esercizio non autorizzato dell’attività assicurativa, mancato versamento dell’imposta sulle assicurazioni, sicurezza dei dati).
Il paragrafo decisivo: intervento sulla governance e nuova direzione aziendale proposta
La lettera diventa particolarmente scottante là dove le banche fissano espressamente per iscritto la questione del management. Annotano che Thomas Wagner, nella teleconferenza del 20 dicembre 2012, come “misura per creare fiducia” non solo avrebbe proposto di ampliare il management con un esperto CRO/CFO (Chief Restructuring Officer/Chief Financial Officer), ma sarebbe anche disposto, “come segnale verso l’esterno”, a ritirarsi egli stesso dalla direzione aziendale.
Subito dopo le banche offrono di dare supporto nella ricerca di un management (ad interim) – e indicano tre proposte concrete, “concordate nella cerchia delle banche”, compresi referenti, indirizzi, telefono ed e-mail:
Management Link GmbH – referente: sig. Christoph Burk
Nymphenburger Straße 21, 80335 München
Noerr Consulting AG – referente: sig. Thomas Gole (così indicato nel documento), Charlottenstraße 57, 10117 Berlin
Roland Berger Strategy Consultants GmbH – referente: sig. Klaus Kremers
Alt-Moabit 101b, 10559 Berlin
In questa combinazione – revoca della fiducia, verifica di violazioni contrattuali, periodo di tolleranza di quattro settimane, obbligo di parere legale e ingerenza di fatto nella direzione aziendale – risiede la rottura strutturale. È il momento in cui un rapporto di credito diventa un rapporto di potere.
La conseguenza: banche con riserva, mercato dei capitali chiuso
Da tutto ciò che si può desumere dagli sviluppi successivi, da quel momento il credito non era automaticamente terminato, ma fu posto politicamente e psicologicamente sotto riserva. Per i terzi una lettera del genere è un segnale: ecco un’azienda alla quale persino le proprie banche concedono fiducia solo a tempo. In un simile contesto l’accesso al finanziamento classico non diventa più ampio, ma più ristretto.
La strada verso Hanse Merkur – e il contesto in cui nacque
Perché Thomas Wagner voleva liberarsi del consorzio bancario, attraverso quale canale entrò in gioco l’assicuratore di Amburgo – e quali ruoli svolsero la politica e gli attori di Lipsia
La lettera natalizia del consorzio bancario del 21 dicembre 2012 segnò per Thomas Wagner la rottura definitiva con l’idea che Unister potesse in futuro essere trattata ancora come un normale mutuatario. Le banche coinvolte – UniCredit/HypoVereinsbank, Leipziger Sparkasse e Commerzbank – vi avevano concesso non solo un periodo di tolleranza a termine, ma al tempo stesso documentato una revoca della fiducia, la verifica di possibili violazioni contrattuali e concreti interventi sulla governance. Il fatto che il consorzio proponesse addirittura per nome amministratori ad interim rendeva evidente che il finanziamento rischiava di trasformarsi in un rapporto di controllo.
Per Wagner ciò significava una “ricattabilità strutturale”, come disse più volte, sconvolto, a un amico stretto che lavorava con lui come dirigente. Finché più banche agivano insieme, ogni ulteriore escalation – un articolo di stampa critico, domande politiche, nuovi aspetti investigativi – poteva innescare una reazione a catena. Wagner partiva dal presupposto che questa condizione sarebbe stata non temporanea, ma permanente. La conseguenza strategica era quindi: il consorzio bancario doveva essere sostituito completamente.
Perché un’assicurazione apparve come alternativa
In questo contesto Wagner cercò in modo mirato partner di finanziamento non bancari. Una vendita dell’azienda era per lui fuori discussione, sebbene ci fossero offerte per quasi un miliardo di euro. Troppo forte era la sua identità di fondatore, troppo si identificava con il lavoro operativo quotidiano e con lo sviluppo di nuovi progetti.
All’interno dell’azienda maturò quindi un’altra idea: le assicurazioni seguono logiche diverse dalle banche. Dipendono meno dai cicli di rifinanziamento a breve termine, valutano le garanzie in un’ottica più lunga e reagiscono – almeno inizialmente – in modo meno istintivo ai singoli eventi investigativi. Per Wagner un assicuratore prometteva soprattutto stabilità e una riduzione degli attori: un solo creditore invece di tre banche.
Attraverso quale canale nacque il contatto
Secondo resoconti concordi dell’ambiente di Unister, il contatto con Hanse Merkur non nacque tramite classici intermediari finanziari, ma attraverso un’interfaccia operativa esistente: la propaggine di Unister Geld.de. Il portale si muoveva da anni nel settore del confronto di assicurazioni e prodotti finanziari ed era quindi un naturale punto di aggancio per gli assicuratori. Wagner vendette in seguito Geld.de, nel periodo di queste vicende, per circa 12 milioni di euro, come riferiscono fonti interne.
In relazione all’impegno di Hanse Merkur viene indicato Dirk Westermann, allora amministratore di Geld.de, come canale di contatto centrale. Dall’ambiente di Unister si dice che attraverso questo rapporto d’affari esistente furono avviati i colloqui. Westermann disponeva di ampie conoscenze del settore; in precedenza era stato direttore regionale presso Signal Iduna. Decisiva per Wagner era la collocazione: non cercava un’integrazione, ma un sostituto del consorzio bancario.
Perché Wagner voleva l’accordo con Hanse Merkur
Dal punto di vista di Wagner il credito di Hanse Merkur offriva esattamente ciò che le banche non offrivano più: tempo senza ultimatum. L’accordo doveva rendere il consorzio completamente superfluo. Per questo fu negoziato in un ordine di grandezza che consentisse la sostituzione; insider parlano di un volume di credito di circa 50 milioni di euro.
Internamente questa soluzione fu percepita come una liberazione. Poneva fine allo stato di permanente incertezza e ripristinava temporaneamente la capacità di azione finanziaria. La dipendenza però non scomparve, si concentrò – da tre banche a un solo assicuratore.
Accompagnamento politico e attori di Lipsia ai margini
Parallelamente a queste scelte finanziarie, il caso Unister restò politicamente presente. Sotto la guida di Rico Gebhardt (Die Linke), capogruppo del partito Die Linke nel Parlamento della Sassonia dal 2012 al 2024, il gruppo della Sinistra presentò diverse interrogazioni parlamentari scritte sulle indagini Unister. Dal 2012 l’iniziativa fu organizzata in modo determinante tramite il deputato del Land di Lipsia Dr. Volker Külow, che si occupò presto di Unister pubblicamente e internamente. L’obiettivo era creare trasparenza sullo stato dei procedimenti e sull’operato delle autorità.
Anche se le risposte rimasero, com’era prevedibile, limitate, queste interrogazioni contribuirono a far sì che il caso fosse seguito costantemente a livello parlamentare – un ulteriore fattore nello spazio della pressione pubblica. Gebhardt, con parte del suo gruppo, fece anche visita all’allora capo della comunicazione di Unister nel Barfußgässchen a Lipsia. Si sarebbe continuato a seguire la vicenda, si disse, cosa di cui in UNISTER ci si rallegrò.
Nella crisi si sapeva apprezzare un accompagnamento politico. Non per niente in seguito approdò come amministratore l’ex portavoce del governo della Turingia Peter Zimmermann, “che però de facto, accanto a Wagner, non aveva molto da dire”, ritiene a posteriori un insider. Secondo le idee di Wagner avrebbe dovuto tra l’altro consigliare l’allora capo della comunicazione e il suo team, cosa che internamente però non era sempre considerata semplicissima, poiché ogni parte aveva le proprie idee e Wagner voleva che entrambi collaborassero il meglio possibile.
Nel frattempo approdavano a Unister sempre più persone che fino ad allora non erano comparse sul piano operativo. Tra queste anche l’imprenditore immobiliare di Lipsia Steffen Göpel, che ama farsi celebrare agli eventi di golf di beneficenza.
Il ruolo di Steffen Göpel e della direzione finanziaria
Già nel dicembre 2014, secondo la ricostruzione della Leipziger Volkszeitung, Wagner avrebbe cercato il contatto con l’imprenditore immobiliare di Lipsia Steffen Göpel. Göpel, fondatore della GRK Holding, era considerato un uomo di stretta fiducia di Daniel Kirchhoff, per molti anni responsabile finanziario e socio di Unister. Kirchhoff ebbe per anni un ruolo centrale nella struttura della holding e nelle decisioni finanziarie.
Wagner avrebbe sottoposto a Göpel una proposta concreta: per un credito a breve termine di quattro milioni di euro sarebbe stato disposto a pagare interessi per un milione di euro. Göpel riebbe il suo capitale più gli interessi e divenne temporaneamente socio della Unister Holding con il cinque per cento tramite la sua Opus 30 Vermögensverwaltung. Wagner parlò in seguito di interessi usurari, ma soccombette in tribunale e dovette pagare. Questo ingresso fu in seguito annullato.
Per la valutazione è decisivo: Göpel non agì come decisore operativo e non assunse alcuna funzione manageriale – il che avrebbe corrisposto anche espressamente alla volontà di Wagner. Il suo ruolo si limitò a quello di finanziatore esterno a breve termine nell’ordine di pochi milioni. Il fatto che Wagner, dopo la controversia sulle modalità di rimborso e sulla partecipazione, dichiarasse di non voler più fare altri affari con Göpel sottolinea la rottura dei rapporti finanziari.
Il credito di Göpel non era quindi un caso isolato, ma espressione di un sistema in cui Unister già prima dell’impegno di Hanse Merkur doveva organizzare la liquidità sempre più attraverso reti personali e costose soluzioni ponte. Internamente Wagner avrebbe insultato pesantemente Göpel, cosa che a Göpel non sarebbe piaciuta, si dice ancora oggi nelle aziende che sono succedute a Unister.
Quando nel novembre 2015 l’assicurazione Hanse-Merkur di Amburgo chiede il rimborso del credito di 50 milioni di euro concesso a Unister e non lo proroga, per Wagner comincia una corsa contro il tempo. Scoppia il panico. Alla fine c’è la sua morte.
Lo svantaggio decisivo della soluzione assicurativa si manifestò quando l’impegno fu messo in discussione pubblicamente. Con l’articolo dello Handelsblatt di Heinz-Roger Dohms, collocato in posizione di rilievo (“Unruhe bei Hanse Merkur – Millionenkredit an Portalbetreiber Unister wackelt” – “Agitazione presso Hanse Merkur – vacilla il credito milionario al gestore di portali Unister”, 29 ottobre 2015), la percezione cambiò di colpo. Per un assicuratore un impegno creditizio discusso pubblicamente e potenzialmente rilevante sul piano della responsabilità è qualcosa di fondamentalmente diverso da una discreta partnership strategica.
La rivalutazione interna portò infine alla richiesta di rimborso immediato del credito di 50 milioni di euro nel novembre 2015, ovvero a Wagner viene comunicato che il credito non sarà prorogato. La questione era rimasta in sospeso per mesi, ma Wagner fino ad allora aveva sempre dato per scontato che Hanse Merkur non avrebbe lasciato cadere Unister in tempi non facili.
Quando fu chiaro che gli amburghesi avevano spinto Unister sull’orlo del baratro, nella direzione di Unister scoppiò il panico. Al tempo stesso ci si irritava perché informazioni interne della contabilità erano state ripetutamente passate allo Handelsblatt. Alcuni sospettavano l’ambiente dell’ex direttore finanziario Daniel Kirchhoff, allontanato da Wagner in modo sgradevole, che però lo aveva sempre respinto. Inoltre un avvocato dello stesso ufficio legale era passato alla Procura generale come “testimone chiave”. Era iscritto al Partito Socialdemocratico (SPD) e si scambiava e-mail riservate con un procuratore “compagno di partito” riguardo a Unister.
Il fatto che Peter Ludwig, allora membro del consiglio di amministrazione di HanseMerkur Versicherung e percepito all’interno del gruppo come nel settore quale architetto dell’accordo con Unister, lasciasse l’azienda proprio nella fase in cui si decideva su una proroga del contratto con Unister non passò inosservato negli ambienti finanziari. Dall’ambiente di HanseMerkur si sentiva dire a mezza voce che il suo addio non era avvenuto spontaneamente, mentre all’esterno l’assicuratore parlava di una “separazione consensuale”. Questa lettura volutamente sobria era in netto contrasto con le valutazioni interne e fu interpretata da osservatori del settore come un chiaro segnale di un cambio di rotta strategico.
Per Thomas Wagner questa cesura ebbe conseguenze immediate e profonde. Con l’uscita di scena di questa persona si esaurì l’ultima opzione di finanziamento solida ancora esistente al di là di una vendita completa dell’azienda. Un passo del genere Wagner l’aveva fino all’ultimo sempre rifiutato categoricamente, sebbene i consulenti aziendali in casa perseguissero anche questa opzione. Wagner, a soli 37 anni, continuava a non voler cedere il controllo, voleva mantenere la sua posizione al vertice del gruppo.
Compagni di strada e amici lo descrivono in questa fase ancora come il punto fermo centrale dell’azienda, con cui si lavorava molto volentieri e per questo non si sarebbe visto necessariamente di buon occhio se Wagner avesse venduto. Descrivono Thomas Wagner ancora oggi come un imprenditore di Internet straordinariamente creativo e analiticamente acuto, che naturalmente sarebbe stato carismatico ed esigente, avrebbe dovuto esserlo, ma era anche lui stesso straordinariamente produttivo. Di solito arrivava nel Barfußgässchen a Lipsia, la sede storica di Unister, solo verso le 9:30, ma spesso restava sei giorni alla settimana, a volte anche la domenica, fino alle 23 di sera o più tardi.
Primavera 2016: record – e silenzio
Nell’aprile 2016, pochi mesi prima dell’estate 2016, il Versicherungsbote, nell’articolo „Hanse Merkur: Alles toll, Schweigen zu Unister“ (“Hanse Merkur: tutto magnifico, silenzio su Unister”), documentò una vistosa forbice tra comunicazione dei record e silenzio sul credito a Unister. Hanse Merkur annunciò per il 2015 un aumento dell’utile da 51 a 62 milioni di euro, premi incassati per oltre due miliardi di euro e crescita in diversi rami – senza però esprimersi affatto sul prestito di circa 50 milioni di euro a Unister seguito dai media.
Ciò mostrava soprattutto una cosa: Hanse Merkur economicamente non era con le spalle al muro. Il silenzio era strategia, non legittima difesa. Solo Unister era stata messa pesantemente sotto pressione e fatta vacillare con l’effettiva richiesta di rimborso immediato, a breve termine, dell’intera somma del credito di quasi 50 milioni di euro.
Richiesta di rimborso, rimborso d’emergenza e pressione del tempo crescente
Dopo la richiesta di rimborso, Wagner raccolse in poche settimane circa 15 milioni di euro, che versò a HanseMerkur per guadagnare tempo. Secondo resoconti concordi dell’ambiente vicino, ciò riuscì solo concentrando la liquidità interna: disponibilità di cassa, flussi di pagamento, budget congelati e spese rinviate. Fu un acquisto di tempo, non un colpo liberatorio. Circa 35 milioni di euro rimasero scoperti fino alla sua morte nel luglio 2016.
Parallelamente si inasprì la pressione operativa. Il Focus riferì dopo lo schianto del luglio 2016 che Unister aveva circa dieci milioni di euro di debiti aperti con Google – un indizio di quanto il traffico a prestazione (performance traffic) e i costi di marketing gravassero ulteriormente sulla liquidità. In una situazione del genere spesso basta un ulteriore impulso esterno per far precipitare la situazione sul piano del diritto fallimentare. Tuttavia i dipendenti di Unister lo consideravano e lo considerano ancora oggi relativo: nei mesi di punta Unister aveva versato a Google poco più di 12 milioni di euro al mese, nell’arco dell’anno fino a 150 milioni di euro – e questo per ben oltre 10 anni. Parliamo quindi di importi miliardari affluiti a Google nel corso degli anni. Unister era tra i maggiori inserzionisti di Google a livello globale. A ciò si aggiungevano ogni anno 25-35 milioni di euro netti di spese pubblicitarie per la RTL Group o, in precedenza, per la Sat.1 Group, con cui si collaborò a lungo molto bene.
L’errore da 240 milioni di euro: un taglio radicale senza razionalità economica
La tragedia del 14 luglio 2016 si può oggi, dieci anni dopo, quantificare in una cifra inesorabile: 240 milioni di euro. Non è un valore teorico tratto da atti polverosi, ma il prezzo reale che la polacca WP Holding (Wirtualna Polska) ha pagato nell’aprile 2025 per l’acquisizione di Invia Group – il nucleo tecnologico del vecchio impero dei viaggi di Unister. È la prova definitiva che Thomas Wagner sedeva su un enorme tesoro digitale, mentre rischiava la vita per un prestito fantasma di 15 milioni di euro.
Già un anno prima dello schianto il clima era avvelenato. Con il titolo „Ab in den Irrsinn“ (“Via, nella follia”) gli autori dello SPIEGEL Isabell Hülsen, Martin U. Müller e Marcel Rosenbach constatarono giustamente nel giugno 2015: „Nun zerlegt sich die Firma selbst, ihre Eigentümer sind heillos zerstritten.“ (“Ora l’azienda si fa a pezzi da sola, i suoi proprietari sono irrimediabilmente in lite.”) Gli autori descrivevano un clima di sfiducia che spinse Wagner nell’isolamento.
Proprio questo isolamento divenne in seguito una trappola mortale, quando HanseMerkur aumentò la pressione e infine, con un’operazione notturna a sorpresa, nel novembre 2015 dichiarò il credito esigibile con breve preavviso – circa sei mesi dopo Thomas Wagner sarebbe morto, morto perché in un’azione temeraria a Venezia aveva disperatamente tentato di restituire a Hanse Merkur gli ultimi circa 35 milioni di euro.
In questa fase in Unister si era grati per il sostegno politico, ma al tempo stesso sinceramente sorpresi che esso, ormai da ben tre anni, provenisse proprio prevalentemente da politici della LINKE di Lipsia e della Sassonia. Dagli altri schieramenti politici l’aiuto rimase nettamente minore o mancò del tutto, dal Partito Liberale Democratico (FDP) di Lipsia o della Sassonia non arrivò alcun sostegno. Per i rappresentanti della LINKE era chiaro che si voleva tentare di muovere tutte le leve a disposizione come politici per salvare Unister come azienda in quanto “progetto faro della Germania orientale” – sostenuto dal favore politico, ma senza la forza d’urto economica che avrebbe ancora potuto fermare l’escalation.
Il ruolo del consigliere comunale di Lipsia Reiner Engelmann e del deputato del Parlamento della Sassonia Dr. Volker Külow (DIE LINKE)
Già prima della débâcle con HanseMerkur, subito dopo la leggendaria perquisizione nel Barfußgässchen di Lipsia e negli uffici esterni di Unister, nel 2013 il consigliere comunale di Lipsia Reiner Engelmann e il deputato del Parlamento della Sassonia Dr. Volker Külow (entrambi DIE LINKE) cercarono vie d’uscita, nel sincero impegno per la piazza economica. Si presentarono con un seguito dal capo della comunicazione di Unister. Avevano portato con sé un esperto informatico, un potenziale nuovo amministratore di Unister (Andreas Prokop) e alcuni altri specialisti. Non si cercava solo il dialogo, ma si offriva anche un aiuto concreto. In Unister lo si apprezzò molto.
Incontro con Oliver Bechstaedt, Dr. Volker Külow e l’ex capo della comunicazione di Unister per sondare possibili aiuti al fine di poter rimborsare il credito di HanseMerkur
Anni dopo, nel gennaio 2016, fu attivata di nuovo una rete di Lipsia. Dr. Volker Külow stabilì il contatto con l’imprenditore immobiliare Oliver Bechstedt, che offrì di propria iniziativa supporto nella ricerca di capitali, per tirare fuori Thomas Wagner dalla situazione con HanseMerkur in escalation. Su richiesta di Bechstedt Külow prese contatto con Unister – concretamente aveva contattato l’allora capo della comunicazione – e trasmise l’offerta. Nel gennaio 2016, nei locali di Bechstedt a Lipsia, si tenne un incontro tra Oliver Bechstedt, suo fratello, Dr. Volker Külow e l’ex capo della comunicazione e portavoce del gruppo Unister.
Per comprendere gli eventi successivi è decisivo il contesto: l’ex responsabile della comunicazione di Unister a quel tempo non lavorava più operativamente per l’azienda. Da maggio 2015 lavorava a tempo pieno a Karlsruhe ed era venuto a Lipsia per il colloquio esclusivamente a titolo privato. In questo ambito si parlò di una possibile somma di credito tra 20 e 25 milioni di euro. Di più, per questa via, per Unister era espressamente escluso, poiché i fondi erano destinati principalmente a onorare gli obblighi nei confronti di HanseMerkur.
L’ex capo della comunicazione di Unister si presentò al colloquio in bicicletta e, sulla via del ritorno verso il Barfußgässchen, riferì per telefono a Thomas Wagner la sua impressione. Il contatto poteva essere in linea di principio interessante, fu la sua cauta valutazione. Al tempo stesso chiarì che non era in grado di valutare la solidità e la serietà dei contatti indicati. Erano stati menzionati tra l’altro un possibile contatto con finanziatori in Cina (che però, come si scoprì in seguito, aveva voluto interessi del 25 per cento, che Wagner non voleva pagare), e il nome di Carsten Maschmeyer – su questo non poteva dire nulla, tanto più che sullo stesso Oliver Bechstedt si trovavano pubblicamente in Internet poche informazioni affidabili. In linea di principio raccomandava però la massima prudenza.
Poco dopo si arrivò comunque a un incontro diretto tra Wagner e Bechstedt. Ciò che l’ex capo della comunicazione non sapeva: dietro le quinte si sviluppavano altri fili di conversazione, sui quali Wagner non lo informava più. Qui si consumò la rottura decisiva e tragica. Mentre il capo della comunicazione partiva dal presupposto di una presa di contatto unica e prudente, dietro le quinte la dinamica aveva già preso un’altra direzione. Era stata posta la prima pietra per il successivo, devastante rip deal di Venezia.
A quel punto a Wagner restavano solo circa sei mesi di vita.
La trappola del rip deal, probabilmente orchestrata a Lipsia tramite contatti con la malavita, prende il via
Spinto dalla paura per l’opera della sua vita e dalla speranza di una rapida sostituzione di HanseMerkur, Thomas Wagner alla fine passò sopra ad avvertimenti espliciti – sia di stretti compagni di strada sia di economisti aziendali impiegati in Unister. A questo proposito è necessaria una precisazione centrale: non tutti i contatti li gestì Wagner personalmente. Diversi avvii di trattative avvennero tramite manager dell’ambiente di Unister, che su suo incarico sondavano e preparavano potenziali vie di finanziamento.
Tramite Oliver Bechstedt e un possibile contatto finanziario da lui indicato, Karsten Keune (economista diplomato Karsten Keune), questa catena portò dapprima all’intermediario finanziario Heinz-Horst Beck – e infine a Wilfried Schwätter di Unna. Schwätter è stato in seguito condannato per truffa, in relazione al rip deal di Venezia ai danni di Thomas Wagner, a una pena detentiva di quattro anni e sei mesi. Aveva raccomandato a Wagner il personaggio „Levy Vass“ come possibile finanziatore.
Il personaggio fittizio e truffaldino „Levy Vass“ fu presentato a Thomas Wagner come miliardario israeliano e commerciante di diamanti: con contatti internazionali, discreto, facoltoso. In seguito però emerse che „Levy Vass“ si presentava con passaporti falsi. Secondo deposizioni di testimoni si muoveva oltre i confini, tra l’altro in Slovenia e in Italia, usava diverse identità e variava nome, nazionalità e provenienza a seconda del luogo, dell’albergo e dell’interlocutore. Queste coperture tenute volutamente flessibili servivano evidentemente a simulare serietà, creare fiducia e rendere plausibili e praticabili rip deal criminali.
Degno di nota è un precedente parallelo: già due anni prima una persona aveva parlato all’allora capo della comunicazione di Unister di un presunto discreto miliardario israeliano e commerciante di diamanti che avrebbe potuto aiutare Unister. La segnalazione non fu approfondita. Il capo della comunicazione declinò e chiarì che non ci si sarebbe lasciati coinvolgere in costruzioni del genere. All’epoca non nacquero altri contatti – il motivo però riemerse in seguito in modo fatale.
La lotta di potere dopo lo schianto
Dopo lo schianto di Thomas Wagner del 14 luglio 2016 sulla Slovenia, le strutture rimaste del gruppo si sgretolano nel giro di pochissimo tempo. Manca il fondatore, socio di maggioranza e punto fermo strategico – e con lui ogni autorità unificante. I tentativi di mediazione tra i soci falliscono, i fronti si irrigidiscono rapidamente.
Da una parte si forma un campo intorno a Christian Schilling, cofondatore di Unister, ai genitori di Thomas Wagner e al co-socio Sebastian Gantzkow. Intorno al 2011 Wagner aveva tentato di spingere Gantzkow fuori dall’attività operativa con un’offerta di buonuscita di circa 12 milioni di euro, ma questi era rimasto socio. Dopo la morte di Wagner questo campo si trova di fronte a una nuova realtà: quasi il 50 per cento delle quote, prima in mano al fondatore, è ora improvvisamente dei suoi genitori – residenti a Dessau (Land della Sassonia-Anhalt), un’insegnante e un ingegnere, senza esperienza operativa né preparazione a un ruolo di guida imprenditoriale. In Unister non erano mai comparsi.
Dall’altra parte ci sono Daniel Kirchhoff, per molti anni in una funzione finanziaria dirigenziale in Unister, e Andreas Prokop, che in passato aveva ricoperto funzioni di amministratore nel gruppo, portato in quel ruolo da Wagner stesso, ma in seguito di nuovo spinto fuori dalla responsabilità operativa. Kirchhoff e Prokop cercano anche dopo la morte di Wagner di evitare un’insolvenza, perché continuano a vedere opzioni d’azione al di là della liquidazione. Per mantenere aperti i canali di dialogo coinvolgono di nuovo – come già in precedenti fasi di crisi – l’ex responsabile della comunicazione aziendale come mediatore. Già il 15 luglio 2016, il giorno dopo lo schianto, si svolge un incontro a tre all’aeroporto di Lipsia. Il tentativo di mediare tra i campi resta senza successo. La fiducia non esiste più. Nel campo anti-Kirchhoff regna una devastazione emotiva dopo la morte di Thomas Wagner e Oliver Schilling.
Poco dopo viene avviata l’insolvenza. Il campo intorno ai genitori di Wagner si impone grazie a una maggioranza complessiva nella cerchia dei soci.
Con essa i rapporti di potere si spostano di nuovo. In questo contesto ricompare una figura che Thomas Wagner aveva spinto fuori dall’azienda nel febbraio 2016: Boris Raoul, ex amministratore di FTI. Nella costruzione succeduta al ramo viaggi di Unister, che in seguito confluisce nell’Invia Group, Raoul è considerato di conseguenza la figura di potere centrale. Secondo resoconti concordi, egli viene insediato in modo determinante da persone di vertice di Unister che non erano sempre d’accordo con Thomas Wagner, principalmente tramite il pacchetto di quote dei genitori di Wagner, i quali, vista la complessità del gruppo e la nuova responsabilità, si affidano a una guida esterna.
La lotta di potere non termina quindi bruscamente, ma sfocia senza soluzione di continuità in un nuovo ordine – un ordine in cui non decide più il fondatore, ma coloro che dopo il crollo ottengono l’accesso a strutture, quote e sovranità interpretativa.
La prova del valore dopo l’insolvenza – 240 milioni di euro – e il fallimento delle indagini
La vendita di portali di viaggio centrali dell’ex universo Unister nel 2025 è più di un’uscita tardiva. È una prova oggettiva della sostanza economica che esisteva già nel 2016.
L’Invia Group cede tra l’altro l’ex ammiraglia dei viaggi ab-in-den-urlaub.de per circa 240 milioni di euro alla polacca WP Holding.
Per confronto: nel 2016 gli stessi asset erano stati venduti dall’insolvenza per soli 80-100 milioni di euro – sotto una massiccia pressione del tempo, in un contesto tossico e senza una possibilità realistica di rispecchiare i valori di mercato. La differenza non sta nel prodotto, ma nelle condizioni quadro.
L’accordo del 2025 mostra con sobrietà: Unister non era un’azienda priva di valore. L’insolvenza non fu una conseguenza economica inevitabile, ma il risultato di un sistema in cui tempo, fiducia e margine d’azione furono sottratti contemporaneamente.
L’irrisolto complesso del rip deal intorno al gangster Levy Vass e il completo fallimento della Procura generale della Sassonia
Parallelamente a questa rivalutazione economica, un complesso penale centrale resta irrisolto ancora oggi: il rip deal del gangster Levy Vass e della sua banda criminale internazionale ai danni di Thomas Wagner, che è causa del crollo di Unister, poiché in conseguenza di esso il fondatore e star di Internet Thomas Wagner perse la vita.
Secondo resoconti concordi dell’ambiente di Unister e delle successive aziende eredi, esistevano concreti spunti investigativi su Levy Vass:
registrazioni audio, riprese video e una testimone che si offrì espressamente di collaborare a un identikit. Ciononostante non si arrivò né a una ricerca pubblica né alla realizzazione di un identikit. Inoltre esiste DNA di Levy Vass, trovato sul “contratto di prestito” firmato, che Vass aveva presentato a Thomas Wagner a Venezia per la firma di entrambe le parti e che era stato ritrovato nello zaino blu di Wagner non lontano dall’aereo precipitato in Slovenia. Una pressione investigativa riconoscibile mancò. Sorprendentemente.
Competente era la Procura generale della Sassonia – quella stessa autorità che in precedenza aveva indagato per anni contro Unister con notevole e appassionata insistenza. Dal punto di vista di molti coinvolti e osservatori questo squilibrio appare ancora oggi sconcertante: massima pressione investigativa sull’azienda, al tempo stesso vistosa reticenza nel chiarire un complesso criminale centrale per il corso degli eventi.
“Qui c’è qualcosa che non va” – una percezione che resta
Ancora oggi, nei colloqui con ex responsabili di Unister e attori delle aziende eredi, si sente ripetere la stessa frase: „Da stinkt etwas zum Himmel.“ (“Qui c’è qualcosa che puzza fino al cielo.”)
Non si intende un’accusa provata, ma un dubbio persistente – sul perché spunti investigativi esistenti non siano stati perseguiti con coerenza, perché una ricerca pubblica non ci sia stata e perché proprio su questo punto decisivo non vi sia stata alcuna escalation visibile.
Questo vuoto aperto è ancora oggi sul tavolo. Contrasta nettamente con l’intensità con cui in precedenza si era proceduto contro l’azienda – e rafforza a posteriori l’impressione che non tutte le domande rilevanti siano state poste con la stessa coerenza.
Il nocciolo della contraddizione
Il caso Unister non è quindi solo una storia di insolvenza e perdita di valore. È anche una storia di azione dello Stato – e di omissione.
Mentre un gruppo economicamente solido si spezza sotto pressione e anni dopo viene rivenduto per 240 milioni di euro, il retroscena criminale centrale di un momento decisivo resta irrisolto ancora oggi.
È questa contraddizione a non lasciare in pace il caso anche dieci anni dopo la morte di Thomas Wagner.
Il funerale di Thomas Wagner nel cimitero comunale di Dessau rende visibile quanto siano profonde le fratture anche oltre la sua morte.
Quando numerosi ex dirigenti e compagni di strada di Unister – secondo i racconti dei presenti diverse decine – si riuniscono per la cerimonia funebre nel cimitero comunale di Dessau nell’estate del 2016, emergono di nuovo campi diversi.
Una parte dei presenti appare all’esterno distaccata, in parte composta, in parte vistosamente sobria. Gli osservatori lo attribuiscono al fatto che già quando Wagner era in vita si era arrivati a gravi rotture personali ed economiche, o che tali contrasti erano quanto meno nell’aria. In diversi casi si trattava di questioni di fondo sulla direzione, di questioni di potere e anche di notevoli interessi finanziari.
Dall’altra parte ci sono coloro che erano rimasti leali fino all’ultimo a Wagner e vivono la sua morte come una perdita personale e imprenditoriale. Secondo resoconti concordi dei partecipanti, le differenze emotive sono chiaramente visibili. Mentre alcuni dirigenti lasciano la camera mortuaria relativamente rilassati, in parte persino ridendo, altri si gettano in lacrime l’uno nelle braccia dell’altro.
Tra questi, secondo quanto riferito dai presenti, ci sono tra gli altri Christian Schilling e l’ex responsabile della comunicazione aziendale di Unister. Quest’ultimo – come riferiscono diversi partecipanti – non era stato invitato alla cerimonia funebre a Lipsia, così come altri stretti compagni di strada di Wagner. Anche questo viene valutato dagli osservatori come espressione delle persistenti tensioni e divisioni in campi.
Il funerale diventa così non tanto un momento di riconciliazione, quanto uno specchio silenzioso di ciò che aveva segnato il gruppo nei suoi ultimi anni: profonde fratture, conflitti irrisolti e una lotta di potere che nemmeno di fronte alla morte si placa del tutto.
Accordo finale: la critica della Frankfurter Allgemeine Zeitung ai massicci procedimenti d’indagine – e la questione aperta della proporzionalità
Un aspetto che, ripercorrendo il caso Unister e la morte di Thomas Wagner, non può essere ignorato è la critica precoce e insolitamente aspra della stampa economica nazionale all’operato della giustizia sassone. Il 5 gennaio 2013 la Frankfurter Allgemeine Zeitung (FAZ) pubblicò un articolo notevole, in cui classificava espressamente come “sproporzionata” la perquisizione di Unister dell’11 dicembre 2012 e le misure successive.
La FAZ criticava in particolare la “fuga in avanti della procura”, che in questa forma sarebbe stata avallata dal Tribunale regionale superiore di Dresda (Oberlandesgericht Dresden), così come l’impiego dell’Unità investigativa integrata della Sassonia (INES). Questa unità speciale sassone, in cui secondo la FAZ collaborano procuratori, investigatori della polizia tributaria e agenti della polizia criminale, era già finita in precedenza sotto critica per il suo modo di procedere nei procedimenti economici. Nel caso Unister, secondo la FAZ, questa critica si sarebbe condensata in modo particolare.
Concretamente il giornale contestava non solo l’entità della perquisizione, in cui secondo i media furono impiegati circa 130 funzionari, ma anche la custodia cautelare di più giorni di tre top manager di Unister, eseguita in parte persino durante le festività natalizie nella Dresda distante circa 110 chilometri. La FAZ si chiedeva perché la detenzione non avrebbe potuto avvenire anche presso la sede aziendale di Lipsia e problematizzava espressamente l’ostacolo all’accesso ad avvocati e familiari connesso al trasferimento a Dresda.
Particolarmente notevole è la valutazione in termini di diritto tributario che la FAZ fece in questo contesto. Nel suo articolo spiegava che Unister non aveva considerato il suo Stornoschutz come prestazione assicurativa e quindi non aveva versato alcuna imposta sulle assicurazioni – al suo posto però era stata pagata al fisco l’imposta sul valore aggiunto del 19 per cento. Testualmente il giornale argomentava che, anche ammettendo che la qualificazione giuridica degli inquirenti fosse corretta – cosa che a quel tempo era espressamente ancora aperta –, il danno fiscale effettivo si sarebbe limitato tutt’al più all’imposta a monte (Vorsteuer), compensabile nell’imposta sul valore aggiunto, ma non a un’imposta milionaria interamente sottratta.
La FAZ metteva così in discussione non solo la dimensione delle accuse, ma anche la proporzionalità dei mezzi processuali penali impiegati. Nel complesso, così la conclusione del giornale, l’operato della giustizia sassone aveva notevolmente screditato Unister, senza che a quel tempo vi fosse stato un chiarimento giudiziario delle questioni giuridiche centrali.
Questa critica precoce e insolitamente chiara da parte delle principali pagine culturali ed economiche della stampa tedesca costituisce a posteriori un importante contrappunto alla successiva catena di escalation. Rende evidente che il caso Unister fu fin dall’inizio non solo una questione di possibili violazioni di legge, ma anche un dibattito su misura, effetti e danni conseguenti dell’azione dello Stato – proprio nei confronti di un’azienda che, con a tratti circa 1.900 dipendenti, era tra i maggiori datori di lavoro privati della Germania orientale.
Dieci anni dopo lo schianto di Ajdovščina resta quindi non solo il ricordo di un volo fatale, di un tentativo di salvataggio fallito e di un’azienda distrutta. Resta aperta anche la questione di fondo se l’escalation precoce – giuridicamente ammissibile o meno – sia stata proporzionata sul piano economico, sociale e in definitiva anche umano. Il caso Thomas Wagner e Unister non è quindi solo una storia di ascesa e caduta imprenditoriale, ma anche una lezione sul potere delle indagini, sull’effetto delle accuse pubbliche e sulla fragilità di modelli di finanziamento complessi, una volta che la fiducia è distrutta.
Ajdovščina: profilo di volo, meteo, rottura strutturale dello stabilizzatore orizzontale
L’articolo „Končno poročilo o letalski nesreči pri Ajdovščini razkriva več nepravilnosti“ (in italiano: “Il rapporto finale sull’incidente aereo presso Ajdovščina rivela diverse irregolarità”) riassume l’8 ottobre 2020 il rapporto del Služba za preiskovanje letalskih, pomorskih in železniških nesreč in incidentov (servizio sloveno di investigazione su incidenti e inconvenienti aerei, marittimi e ferroviari).24ur
Rotta di volo e comunicazioni radio:
Decollo da Venezia, 14 luglio 2016, ore 10:16, destinazione Lipsia – „14 julija 2016 ob 10.16 so pilot in trije potniki vzleteli z letališča v Benetkah, cilj pa je bilo letališče v Leipzigu“ (in italiano: “il 14 luglio 2016 alle 10:16 il pilota e tre passeggeri decollarono dall’aeroporto di Venezia, la destinazione era l’aeroporto di Lipsia”).24ur
Il pilota registra il volo secondo le regole del volo strumentale (Instrument Flight Rules, IFR), il piano di volo viene trasmesso alla KZPS (Kontrola zračnega prometa Slovenije), il controllo del traffico aereo sloveno prende in carico l’aereo alle 10:45.24ur
Già all’ingresso nello spazio aereo sloveno la rotta si discosta dal piano: „Že pri vstopu je bilo prvo odstopanje od prijavljenega načrta poleta, saj je pot odstopala“ (in italiano: “Già all’ingresso ci fu il primo scostamento dal piano di volo registrato, poiché la rotta si discostava”).24ur
Su richiesta, il pilota spiega di stare evitando una zona di formazione di ghiaccio: „73-letni pilot sporočil, da se je izogibal območju zaledenitve“ (in italiano: “il pilota di 73 anni comunicò che stava evitando una zona di formazione di ghiaccio”).24ur
Quando il Piper supera la quota autorizzata, il controllore chiede di verificare l’altitudine di volo: „Preveriti vaš nivo leta, meni kaže indikacijo nivoja leta na 135 (13500 čevljev)“ (in italiano: “Verificate il vostro livello di volo, mi indica livello di volo 135”). Il pilota risponde: „ok, malo se bomo spustili, a imamo težave z zaledenitvijo, tako da če bi bilo možno, bi ostali na tem nivoju še nekaj časa“ (in italiano: “ok, scenderemo un po’, ma abbiamo problemi di formazione di ghiaccio, quindi, se possibile, vorremmo restare ancora per un po’ a questo livello”).24ur
Alle 10:52 arriva l’ultima comunicazione radio: „Mayday, mayday“ – poi i controllori perdono il contatto.24ur
Situazione meteorologica:
L’indagine descrive il tempo come „nestanovitno“ (instabile). Sulla rotta da Venezia alla Slovenia c’era „nekaj nizke oblačnosti“ (qualche nube bassa), sulla Slovenia sud-occidentale si formavano nubi convettive, la visibilità era „padavine in oblake močno zmanjšana“ (fortemente ridotta da precipitazioni e nubi). Al di sopra dei circa 2.700 metri la temperatura era sotto lo zero; nei rovesci intensi il limite di formazione del ghiaccio poteva abbassarsi ulteriormente.24ur
Nello spazio aereo vigevano condizioni che offrivano „ugodni pogoji za nastanek zmernih do močnih vertikalnih gibanj, zmerne do močne turbulence in zmernih do močnih zaledenitev na višinah med 8500 do 20.000 čevljev (2600–6100 metrov)“ (in italiano: “condizioni favorevoli all’insorgere di movimenti verticali da moderati a forti, turbolenze da moderate a forti e formazione di ghiaccio da moderata a forte a quote tra 8.500 e 20.000 piedi (2.600–6.100 metri)”).24ur
La commissione formula: „Meteorološke razmere (pojav zaledenitev) v času dogodka niso bile primerne za let z v nesreči udeleženim letalom“ (in italiano: “Le condizioni meteorologiche (formazione di ghiaccio) al momento dell’evento non erano adatte a un volo con l’aereo coinvolto nell’incidente”). Un’altra frase centra il punto: „Najverjetnejši ‘krivec’ je bilo vreme“ (in italiano: “Il ‘colpevole’ più probabile è stato il tempo”).24ur
Discesa e cedimento strutturale:
Negli ultimi secondi il Piper scende con una velocità estremamente elevata: „letalo se je spuščalo s precej konstantno hitrostjo 8000 čevljev na minuto (2440 metrov na minuto, normalna hitrost spuščanja bi bila nekje med 500 do 1000 čevljev na minuto)“ (in italiano: “l’aereo scendeva con una velocità piuttosto costante di 8.000 piedi al minuto (2.440 metri al minuto, la normale velocità di discesa sarebbe tra 500 e 1.000 piedi al minuto)”). A 5.500 piedi (circa 1.680 metri) i controllori perdono il contatto radar: „na višini 5500 čevljev … so na kontroli izgubili radarski stik z letalom“.24ur
Al suolo gli investigatori trovano la fusoliera in un raggio di soli 5-7 metri dal punto d’impatto – „Trup letala so našli v ozkem radiju od pet do sedem metrov od trka“ –, le tracce mostrano che l’aereo ha impattato „skoraj pod kotom 90 stopinj“ (quasi con un angolo di 90 gradi).24ur
Da notare: „A horizontalnega stabilizatorja letala na tem mestu ni bilo, to je verjetno odpadlo oziroma ‘popustilo’ pred trkom“ (in italiano: “Ma lo stabilizzatore orizzontale dell’aereo non si trovava in quel punto, probabilmente si era staccato o aveva ‘ceduto’ prima dell’impatto”). Lo stabilizzatore orizzontale viene ritrovato „približno en kilometer jugozahodno od mesta trka letala“ – circa un chilometro a sud-ovest –, due mesi dopo emerge ancora un frammento più piccolo dello stesso stabilizzatore.24ur
Nell’analisi metallurgica si afferma che lo stabilizzatore orizzontale avrebbe ceduto a causa di „nekaj izmeničnih upogibnih obremenitev … pri katerih so napetosti presegale napetost tečenja“ (alcuni carichi flessionali alternati, in cui le sollecitazioni superavano il limite di snervamento), descritto come „nizkociklično utrujanje (ang: low cycle fatigue)“ (fatica a basso numero di cicli). Gli investigatori lo riconducono a un fenomeno dinamico aeroelastico, „flater“ (in inglese flutter), innescato da superfici di comando ghiacciate e bloccate che rientrano improvvisamente nel flusso d’aria.24ur
Il rapporto suggerisce quindi: poiché lo stabilizzatore orizzontale è stato trovato a circa 1.000 metri dalla fusoliera precipitata quasi in verticale e l’aereo poco prima volava a circa 3.000–4.000 metri di quota, la struttura deve aver ceduto già a quota più elevata prima dell’impatto.24ur
Abilitazione, pilota, violazioni delle regole:
Il rapporto annota che il pilota era sì abilitato al volo strumentale (IFR) ed esperto, ma „po 65. letu starosti naj ne bi letel kot pilot v komercialnem zračnem prometu“ (in italiano: “dopo i 65 anni non avrebbe più dovuto volare come pilota nel trasporto aereo commerciale”) – eppure effettuò il volo „proti plačilu“ (a pagamento), emettendo quindi una fattura. Inoltre il Piper non avrebbe avuto alcuna certificazione per sistemi di sghiacciamento/antighiaccio per voli in tali condizioni di formazione di ghiaccio („Piper PA‑32R‑301T … tega sistema ni imel in tako ne bi smel leteti v takšnih razmerah“ – in italiano: “… non aveva questo sistema e quindi non avrebbe dovuto volare in tali condizioni”).24ur
Nei pressi del luogo dell’incidente circolavano inizialmente voci su una “valigia con milioni”, ma 24ur cita la polizia: sul posto non sarebbe stata trovata alcuna valigia del genere, bensì uno zaino con documenti e poco meno di 10.000 franchi svizzeri (in parte probabilmente denaro falso); la polizia slovena conferma che il tedesco di 38 anni era stato in precedenza in Italia „domnevno oškodovan za večjo vsoto denarja“ (in italiano: “presumibilmente truffato per una somma di denaro piuttosto ingente”) – un chiaro riferimento al rip deal di Venezia.24ur
Nei commenti dei lettori emergono reazioni diverse:
User1538643: „Lep izčrpen članek. Škoda, da so padli le en, ali dva km razdalje od najbližjega letališča v Ajdovščini“ (in italiano: “Un bell’articolo esauriente. Peccato che siano precipitati a solo uno o due chilometri dalla pista più vicina, ad Ajdovščina”).24ur
VAREN: „Najlažje je napisat krivo vreme. Pilot bi se lahko izognil temu območju … Starček ni več obvladal razmer“ (in italiano: “La cosa più facile è dare la colpa al tempo. Il pilota avrebbe potuto evitare quella zona … Il vecchio non aveva più la situazione sotto controllo”).24ur
lord94: „Tale članek je pa tko ko uno na NG. Pohvalno“ (in italiano: “Questo articolo è come uno di National Geographic. Lodevole”), mentre olidata ricorda: „To niso pripravili novinarji. To je poročilo komisije“ (in italiano: “Questo non l’hanno scritto i giornalisti. È un rapporto della commissione”).24ur
Insolvenza e smembramento di Unister: valore senza ombrello protettivo
Solo pochi giorni dopo lo schianto Unister presenta istanza di insolvenza. La Tagesschau riferisce in „Nach Flugzeugabsturz des Gründers: Unister meldet Insolvenz an“ (“Dopo lo schianto aereo del fondatore: Unister presenta istanza di insolvenza”) il 18 luglio 2016 che diverse società avevano presentato istanze di insolvenza presso la Pretura di Lipsia (Amtsgericht Leipzig); l’attività dei portali sarebbe dovuta proseguire per il momento.tagesschau
Alla fine del 2016 il ramo viaggi con portali come Ab‑in‑den‑Urlaub.de e Fluege.de viene venduto al gruppo ceco Invia; i media riferiscono di un prezzo d’acquisto nella fascia bassa delle decine di milioni. In seguito la polacca WP Holding S.A. annuncia di voler rilevare il gruppo Invia per „nearly EUR 240 million“ – un indizio del valore che gli ex asset di Unister hanno nel loro insieme.zeit+2
Di contro ci sono i danni quantificati dall’avvocato Sewtz in circa 43,5 milioni di euro dovuti a procedimenti penali, divieti di prodotti, disdette di crediti e accordi saltati, che secondo la sua ricostruzione sono legati in modo determinante al procedimento di Dresda.ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws
Lezioni dal caso Unister: libertà, rischio, partner
Il caso Unister mostra in sequenza:
Ascesa: un gruppo online costruito in modo autonomo che, con domini forti, marketing aggressivo e un mix di portali di viaggi, finanza e confronto prezzi, diventa dalla Germania orientale uno dei maggiori protagonisti del commercio elettronico europeo.ft+2
Attacco: resoconti dei media su un “impero della truffa” („Abzock‑Imperium“), indagini penali per attività assicurativa e imposte, discussioni con la BaFin, un lungo e controverso complesso penale con il § 140 della Legge sulla vigilanza assicurativa (VAG), in cui difensori come Dr. Ingmar Werner, Ulf Dresenkamp, Martina Botz, Franziska Titz, Sewtz e Mirko Richter rinviano a norme poco chiare, attestati negativi del BAV e assenza di dolo.ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws+2
Crisi: venir meno dei prodotti aggiuntivi, linee di credito tagliate, ritiro di partner commerciali, un tentativo disperato di procurarsi denaro fresco a Venezia tramite un credito da 15 milioni di euro – e un rip deal in cui a Thomas Wagner furono rubati 1,5 milioni di euro in contanti.
Fonti, tra le altre:
https://de.wikipedia.org/wiki/Unister
https://www.tagesschau.de/wirtschaft/unister-hintergrund-101.html
https://www.ft.com/content/e47a376e-5f04-11e6-ae3f-77baadeb1c93
https://app.insolvenz-portal.de/Nachrichten/tagesschau_-unister-schlug-millionen_angebote-aus/13629
https://www.heise.de/news/Verwirrung-um-Verbreitungsverbot-der-Computerbild-1634261.html
https://www.spiegel.de/wirtschaft/unister-staatsanwaltschaft-ermittelt-wegen-betrugs-a-1104338.html
https://www.stern.de/wirtschaft/news/unister-thomas-wagner-rip-dealer-6974326.html
https://www.spiegel.de/spiegel/unister-taeuscher-levy-vass-prellte-wohl-auch-andere-a-1109661.html
https://www.tagesschau.de/wirtschaft/unister-insolvenz-101.html
https://www.golem.de/news/unister-travel-ab-in-den-urlaub-de-verkauft-1612-125242.html
Nota di trasparenza: questo articolo è la traduzione italiana dell’originale tedesco pubblicato su NETZ-TRENDS.DE. Anche la traduzione dal tedesco è stata realizzata con il supporto dell’intelligenza artificiale (IA).